Digressioni mentali
"Non si possono avere i vantaggi della tribù senza prima o poi far domanda per diventarne membro a pieno titolo, non ci si può aspettare di ricevere sicurezza conservando la propria libertà, nessuna tribù accetterebbe un accordo del genere.
Libertà significa sempre essere indipendenti, in un modo o nell'altro, e la solitudine, certo, è il prezzo che ci tocca pagare, ma ne vale la pena.
I pellirosse potevano andare nella foresta per i loro quaranta giorni e sapevano, lo sapevano con certezza, come voi sapete che dopo il lunedì viene il martedì, che al loro ritorno la tribù sarebbe stata ancora lì, accampata sulla pianura lungo il fiume, vicino all'antico luogo di sepoltura dove tutti sapevano di dover finire un giorno, sarebbe stata ancora lì a darti il bentornato e ad accoglierti e ad ascoltare i tuoi racconti su ciò che avevi fatto e sui segreti che avevi imparato nella foresta, come nell'Ulster i prigionieri paramilitari sanno che quando avranno scontato la loro condanna, troveranno la tribù che li sta aspettando e i fuochi di bivacco accesi per loro.
Noi questo non l'abbiamo, noi dobbiamo costruirci la nostra tribù lungo il cammino, siamo liberi di farlo, noi cerchiamo la nostra libertà, ma essere liberi significa anche non avere una rete di sicurezza.
Adesso, se andassimo nella foresta, potremmo scoprire al ritorno che si sono tutti spostati e si sono cancellate le loro tracce, potremmo finire seduti in riva al fiume completamente soli a raccontare a noi stessi le nostre meravigliose novità e a mescolare le fredde ceneri dove c'erano i fuochi di bivacco, e ad ascoltare i fantasmi perduti che piangono.
Succede.
Succede ogni giorno, e porta alle panchine dei parchi, porta a gente talmente smarrita da essere disposta a qualsiasi cosa pur di entrare in una tribù, si faranno iniezioni con aghi che sanno sporchi di sangue avvelenato pur di sedere da qualche parte intorno a un fuoco di bivacco con persone che conoscono e detestano, crederanno che alcune migliaia di vecchi ebrei, sfuggiti in qualche modo alle SS, governino di fatto paesi con trenta milioni d'abitanti, grideranno Dio Ti Ama Come Sei o Inghil-terra, Inghil-terra o Allah Akhbar o GRUPPOSOCIALISTARIVOLUZIONARIO, afferreranno qualunque merdosa storia che verrà loro gettata, purchè stia in qualche modo in piedi, puchè sia loro permesso di sedere davanti a un focolare in qualche punto del freddo mondo e annuire alle parole d'ordine tribali e dire: Noi, noi, noi."
Santo Dio, a che ti serve essere follemente innamorato se non ti entusiasma?
David J. Evans
Oggi mi sento un po' così.... Pertanto lascio la parola a qualcuno che evidentemente si è già sentito un po' così, e ha trovato il modo di fissare le emozioni su un pezzo di carta:
"Vedete, se lei mi piace, e io le piaccio, che bisogno c'è di affannarsi? Non smetterò di piacerle solo perchè non mi vede da un paio d'ore, no? E se non le piaccio, allora non ce n'è motivo, non le piacerò di più se le telefono. Sto forse diventando contorto? Non lo so, non lo so!
C'è una patologia della notte, ed è comune a tutti dopo qualche drink. Ma c'è anche una patologia del giorno, e quando vi svegliate, e il sole splende e la radio snocciola le sue rassicurazioni, e scoprite che volete ancora morire l'uno nelle braccia dell'altra, allora (forse) vuol dire che le cose vi stanno sfuggendo di mano.
Ma ancora non è amore. Non necessariamente.
[...]
E all'improvviso essere senza Suzy era come essere solo."
Questa settimana grande passo: vado a vivere da sola! Oddio, proprio sola no... Vado a dividere l'appartamento con un'amica... Papi non lo sa ancora, e credo che non la prenderà molto sportivamente, ma non può mica pretendere di avermi tra i piedi per altri trent'anni. Tantopiù che avendomi in casa si impigrisce in modo vergognoso... Proprio ieri doveva mostrare le foto del messico alla zia. Non conoscendo la tecnica di accensione del pc (lasciamo poi perdere l'inserimento del cd, eccetera), ha preteso che gli collegassi la macchina fotografica alla tv. Ma cavoli, basta attaccare un cavo, perdio! Neanche quello fa più. Quindi il mio trasferimento è in realtà una fuga verso la salvezza.
L'appartamento dove vado a vivere è più piccolo della casa dei miei, ma non è questo il problema: credo che avrò qualche difficoltà ad abituarmi alla zona. Mi mancheranno gli alberi in fiore, il micio che si stiracchia la mattina nel cesto, il merlo che puntualmente alle cinque del pomeriggio si prodiga in esibizioni canore dal ramo più alto del pino argentato. Dalla prossima settimana, affacciandomi alla finestra, vedrò la fervente attività del molo settimo.
Tra le cosa da mettere in valigia:
il mio libro preferito, "la mercedes bianca con le pinne", di james hawes; l'orsacchiotto di peluche; la collana portafortuna della bretagna; qualche dylan dog (non può mancare "l'eterna illusione"); un paio di magliette; una felpa; e se avanza spazio, tuta bianca uso pigiama e anche il deodorante...
Giovedì cena da un collega. Tra gli invitati anche un tizio che ho visto una volta sola.
Non ricordo dove abita di preciso il collega in questione, ma dopo alcune ricerche trovo la via giusta e il numero civico corretto, proprio mentre sta arrivando anche quest'invitato semi-sconosciuto. Si avvicina con passo lento, da passeggiata, la ragazza al suo fianco che sospinge la carrozzella. Nel frattempo suono il campanello (sbagliato, ma ho visto dopo che c'erano tre campanelli con lo stesso cognome)... Appena arrivano davanti alla porta, mi presento alla ragazza: non l'ho mai vista. Subito dopo si presenta anche lui. Alla ragazza. Che esordisce con "Ah, molto piacere. Vi siete appena trasferiti qui?" [ehmmmmm....]