E Christian ha detto: "Capisci, non so nemmeno perchè mi ha lasciato, dopo 14 anni insieme, 7 di matrimonio, mi ha detto che era ancora innamorata di me ma che non ce la faceva più di tutti questi sacrifici, ora che abbiamo la casa, la ditta, e tutto il resto, mi ha lasciato, senza senso" e Juni pensa che un senso c'è in tutto questo, ma non può mica dirglielo... E torna indietro di tre anni, Juni, a quando viveva nell'appartamento di 110 metri quadrati di piazza giotti, vista tetti, luminoso, tre stanze, rimodernato... Ma un bel appartamento non basta, quando l'amore non c'è più, quando ti accorgi che la persona che hai vicino la conosci talmente bene da sapere in anticipo quello che dirà e allo stesso tempo non sai nemmeno chi sia. Juni si sentiva così, nel giugno duemilatre, nel caldo opprimente e afoso del record dei 35 gradi a trieste, quando le goccioline di sudore le sentiva correre lungo la schiena mentre attraversava una piazza inondata di sole, e l'atrio fresco del palazzo la rinfrescava, e la faceva a sentire a casa... Ma quando arrivava al suo splendido appartamento (quarto piano, naturalmente con ascensore - e, soprattutto, senza mutuo), non si sentiva mica a casa... Si sentiva a casa di qualcun altro, qualcuno a cui stava rubando i giorni... O forse era lui che rubava il tempo a lei? Non lo sa, Juni, non lo sa ancora oggi... Ma solo il ricordo di quella sera di agosto, le da sollievo: i vestiti negli scatoloni, poi buttati nel bagagliaio della macchina, in ordine sparso, per stipare il più possibile di roba, abiti, libri, cd, orsacchiotti, e poi fuggire via, verso la casa dei genitori, la casa dov'era cresciuta, in periferia, via dal cemento, a cercare rifugio, nella sua stanza che dava sul bosco... ricorda ancora il sospiro di sollievo, ferma con il motore acceso davanti al portone di casa, casa SUA, la tana, l'odore dell'infanzia, di un posto che ovunque andremo porteremo nel cuore... Ma quando tutto va male, bisogna tornarci, no? E' lì, la sicurezza di Juni, quella casetta bianca, la terrazza arancione, l'oleandro in fiore, il merlo che ogni mattina la svegliava con i fischi acuti...
Adesso Juni ha cancellato il periodo in cui viveva con un'altra persona, con un uomo che credeva di amare, e quando ci pensa le ritorna tutta l'angoscia delle decisioni da prendere, della decisione di lasciarlo, della decisione di ricominciare daccapo. Ora ha ricominciato. Tre anni ci sono voluti, quasi quattro, ma ora Juni sente il peso di quegli anni lasciarla in pace... Scivola via dalla schiena, piano, ma, per fortuna, inesorabilmente...
E ora Christian vorrebbe dimenticare la ragazza, dopo 14 anni di vita insieme... Juni sa che non è facile, ma magari con gli amici vicino è più facile che da soli... Ma sa anche che non può dirgli quello che pensa veramente, che la ragazza l'ha lasciato perchè non lo ama più. Come dire questo ad un uomo innamorato? Neanche lei è riuscita a dirlo. E Juni la capisce benissimo. A volte è più facile non dire che l'amore non c'è più, che se n'è andato di soppiatto, giorno dopo giorno, come la neve si scioglie al sole.
L'importante è credere che un giorno, quando non ce l'aspetteremo più, un nuovo amore sorgerà, come il sole dopo una lunga notte di tempesta.
[lo so, mi sono fatta prendere la mano... ma oggi mi sento molto poetica... ok, per oggi basta birrette ;-)]