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martedì, 26 giugno 2007

Era una calda giornata di agosto, quando io e la Titty decidemmo di passare un fine-settimana fuori Trieste. La destinazione (Bibione) venne scelta più per comodità che per altri mondani motivi: semplicemente costava meno di Lignano e aveva una spiaggia pressoché identica. Unico ostacolo: i genitori. Ma perché andare via tre giorni? Due ragazze sole, poi! E appena diciannovenni! E fare tutta quella strada??

Alla fine la spuntammo noi e nell’assolato venerdì mattina pre-ferragosto partimmo alla volta della nostra meta. Trovammo una misera camera sottotetto (era agosto, l’ho già detto?) in una misera pensione-pizzeria con ben UNA stella, dove dividevamo il misero davanzale con la famiglia polacca che alloggiava nella stanza accanto e il misero bagno con tutti gli ospiti del piano. E la misera doccia era esterna. Sul tetto. Ma tutto questo non scalfì il nostro desiderio di passare tre giorni lontano dalla casa paterna e dagli agi da sempre conosciuti. Un nuovo mondo si apriva davanti a noi, seppur solo per tre giorni: potevamo rientrare all’ora desiderata, mangiare pizza e panini quando lo desideravamo e stare in spiaggia fino allo stremo delle forze. La sera, ovviamente, discoteca.

L’unica discoteca di Bibione raggiungibile a piedi era il Desideria, un cubo di cemento grande più o meno come il mio garage con le pareti blu e l’insegna al neon rosa. Dentro: una baraonda di turisti, top colorati, pantaloncini corti, sandali tedeschi, carni ustionate dal mediterraneo sole e rotoli adiposi in vista, e il dj passava le hit parade del momento. Ok, col senno di poi più che una discoteca sembrava un girone dantesco, ma io vivevo per la prima volta i miei diciannove anni, altrimenti trascorsi in osmize e birrerie. Quindi per me era tutto molto nuovo e molto bello. Ora non la penso così. Ma non ho più diciannove anni, non metto più i top multicolori, e l’unico rotolo adiposo che mi infastidisce è il mio. Che poi vestita non si nota, è per questo che non metto più i top corti, ma io so che c’è e mi da fastidio. Ma sto uscendo dal seminato, scusate.

Dicevo, in mezzo a tutte quelle persone, un losco figuro appoggiato ad una parete attira la mia attenzione. Mi fissa. E’ alto e biondo, con capelli corti un po’ spettinati. Sembra un po’ trasandato. Ha dei jeans sdruciti e una canottiera bianca un po’ sbrindellata, che lascia intravedere un tatuaggio.

(Permettetemi una precisazione: nei primi anni novanta, ben poche persone avevano il tatuaggio. Chi ce l’aveva lasciava solitamente intendere di essere una persona un po’ losca. O trasandata. Ma un bravo ragazzo NON l’avrebbe avuto sicuramente.)

Ovviamente, già allora tendevo a essere un po’ bizzarra, infatti indovinate un po’ con chi lasciai la discoteca? E immaginate un po’ dove finimmo?? No. Non è quello che pensate voi. Finimmo a passeggiare mano nella mano nella vana speranza di trovare un bancomat. Quando ne trovammo uno era molto vicino a casa sua, ma molto lontano della discoteca, quindi – e qua il figuro dimostrò il vero animo romantico – lui prese la bici dal box e mi accompagnò fino alla discoteca. (Non fatelo mai. Di sedervi sul telaio, intendo. Non è poi la posizione più comoda per andare in bici. Infatti le scarpe poi le ho buttate via, si sono rovinate strusciando sulla gomma anteriore.)

Il giorno dopo ci incontrammo di nuovo in discoteca, mi offrì una birra e una sigaretta e ci demmo appuntamento per la domenica, il mio ultimo giorno di permanenza nella sorridente località turistica.

Alle tre del pomeriggio si presentò davanti al mio triste albergo. Sempre in bici. Ma con un paio di occhiali da sole dalle lenti a specchio azzurre. Quando li tolse vidi gli occhi grigi più belli che avessi mai visto. E in quel momento mi innamorai.

 

Restammo insieme tutto il pomeriggio, poi ci scambiammo i numeri di telefono. Iniziammo a vederci ogni fine settimana, una volta andavo io da lui, la settimana dopo veniva lui qui. Finchè un giorno partì, e non lo vidi per sette mesi. Poi si rimise con la ex, io mi sposai, lui andò a convivere. E ogni tanto ci sentivamo per farci gli auguri di Natale o del compleanno.

 

Adesso è da un po’ che ci vediamo, lui si è lasciato con la ragazza e io sono separata. Andiamo insieme ai concerti e quando vado a Lignano andiamo a bere un aperitivo. A volte mi fa una sorpresa, e viene a Trieste il venerdì sera. Mette ancora i jeans strappati e improbabili magliette con scritte in veneto, ha un paio di tatuaggi in più e sono spuntati un paio di piercing che dieci anni fa non c’erano.

E domenica abbiamo deciso di ricominciare tutto dove l’avevamo interrotto dieci anni fa.

 

[E appena mia mamma sa che sono tornata con lui, sviene]


postato da: Juni alle ore 15:24 | link | commenti (5)
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giovedì, 21 giugno 2007

Heineken Jammin’ Festival

Ho deciso di andare all’Heineken Jammin’ Festival: da giovedì 14 giugno a domenica 17, con rientro d’obbligo fissato al lunedì seguente…

Peccato che il prof di storia moderna decide di anticipare l’esame di due settimane, e farlo quindi il giorno dopo il rientro. Devo portarmi dietro i libri.

E la capitaneria di porto sposta di due settimane l’esame per la patente nautica, quindi, oltre ai libri di storia, mi porto appresso anche un pacco di manuale sul diporto nautico.

Sul giovedì niente da dire: mi sono molto divertita e Christian mi ha tenuto per mano tutto il concerto. Christian è il mio ex. Molto ex. Roba di dieci anni fa. Ovviamente mi ha mollato lui. Ha detto che partiva per la Germania e che sarebbe tornato dopo un mese. E’ tornato dopo sei mesi e si è rimesso con la sua ex (che, ovviamente, non ero io). Adesso (dopo dieci anni) si è lasciato con la ex e ai concerti degli Iron Maiden mi tiene per mano. Non so perché ma non mi sembra una cosa molto positiva. Prevedo lacrime.

Al venerdì è venuta una tromba d’aria. I concerti sono stati sospesi.

Happy Jammin’.


postato da: Juni alle ore 13:11 | link | commenti (2)
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mercoledì, 06 giugno 2007

Ieri, camminando scalza sul parquet della stanza ho notato un leggero dislivello tra i listoni posti vicino alla porta e quelli che si trovano sotto il mobile quattro stagioni della coinquilina. Dopo attente verifiche siamo giunte alla conclusione che tale dislivello è dovuto al peso del colosso. O così almeno speriamo. Però tutto questo mi ha fatto venire in mente una storiella (vera) che mi ha raccontato un amico. E cioè:

Fino a qualche anno fa, questo amico passava il tempo a cambiare mestiere. Non lo faceva perché era un perdigiorno, semplicemente non trovava un lavoro che lo soddisfacesse. Fu tra l’abile arte di erigere muri e quella di spinare la birra che si improvvisò “tuttofare da interni”. In poche parole, pittore, muratore, cartongessista… e non disdegnava incollare moquette.
Un bel giorno, chiamati da un simpatica vecchina, lui e il suo caposquadra devono ricoprire un intero appartamento di 300 metri quadri di moquette. Dopo ore di interminabili taglia & incolla, giungono al salone. Misurano, tagliano, versano la colla, preparano i battiscopa, e un po’ camminando, un po’ strisciando, un po’ gattonando, riescono a tirarla che è una meraviglia. Il momento è propizio per fumare una sigaretta rilassante + distensiva, mentre, con occhio esperto, valutano il lavoro appena compiuto. Ma le sigarette non si trovano. Le hai tu. No, le hai tu. Prima dove le hai messe? Ma qua, nella tasca anteriore della salopette (dove, ovviamente, non ci sono più)… Ad un tratto, l’atroce sospetto: mentre gattonavano spensierati tirando la moquette, le agognate marlboro son scivolate dalla tasca per finire impastate nella colla e poi abbandonate sotto la spessa moquette. Guardando ben bene, in effetti, in controluce… Lo vedi anche tu quel bozzo vicino alla finestra? Quello? Si, vedi, è come se ci fosse qualcosa sotto… Ma porc’! Vabbè, dài, passami il mazzuolo, così lo schiacciamo e via… Che peccato, però, era quasi pieno… Un paio di colpi, una passata con la mano per verificare lo spessore, un altro colpo ben assestato… Si, il pacchetto non si vede più, non si sente più niente… Ah, ecco la signora: “Signora, fatto tutto. Non si preoccupi per i colpi che ha appena sentito, battevamo il battiscopa”. “Ah, bene. Si, molto bello, ma… Non è che per caso avete visto il mio criceto? Non lo trovo più…”. Sguardi obliqui. No, no, farfugliano… Qua non s’è visto…
Ok, speriamo solo di non trovare le sigarette nel furgone… Appena entrati, un pacchetto di marlboro sorrideva loro dall’alto del cruscotto… Povero criceto.


postato da: Juni alle ore 16:41 | link | commenti (5)
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