[ecco, io qua c'avevo scritto un post. poi ho pigiato "Pubblica il post", e l'entità soprannaturale che gestisce il funzionamento di 'sto blog ha deciso non solo di non pubblicarlo, ma anche di cancellarlo in maniera irreversibile. prima o poi lo recupero, GIURO!]
baci a tutti
Ieri sera concerto di Vasco a Udine.
Grosse nubi mooooolto scure hanno riversato acqua sullo stadio per interminabili minuti, ma quando siamo arrivati noi, c'era perfino un raggio di sole. Poi la combriccola del Blasco ha iniziato, e per due ore io, la Ori, Cician e Max abbiamo riso e cantato. Dio deve aver apprezzato, perchè ha aperto le nubi e ci ha fatto vedere anche un paio di stelle. Ma alla fine la pioggia è arrivata. Siamo ritornati in macchina completamente zuppi, io e A. abbiamo indossato velocemente la tuta (non tanto velocemente, secondo chi aspettava fuori dalla macchina), e, dopo una lenta e arrancante partenza , finalmente l'autostrada. Un paio di p***e, tra l'altro, perchè in macchina tutti ronfavano beatamente. Un più ad A, comunque, chè ogni tanto tentava di avviare una conversazione. Peccato che a metà frase la sua testa ricominciasse a ciondolare. Secondo me si è anche un po' sbavata...
Alle due e mezzo, ormai con voce roca e un occhio un po' più piccolo dell'altro sono giunta alla meta: letto con piumone.
Stamattina alle nove (nove e zero-otto, per la verità) ero in ufficio, seduta davanti al pc. Fissavo il desktop senza capire il perchè quando è arrivato il sistemista.
Lui: Ehm, Juni, io ho cercato di reinstallarti [bla, bla, bla] ma [bla, bla, bla], si, e insomma [cip, ciop, sgnaps, raglio]...
J: Insomma, cos'è che vuoi?
L: Mi servirebbe la tua password...
J: Che password?
L: Eh, quella che avevi quando lavoravi qua...
J: Quella di otto anni fa???
L, [speranzoso]: Si, te la ricordi?
La mia risposta non ve la dico. Usate l'immaginazione.
Sono tornata a lavorare in sede centrale da circa tre settimane.
Ho notato che non conosco più nessuno, a parte i capi. I quali mi hanno assegnato un pc inchiodatissimo, lontano da qualsiasi finestra, o dalla macchinetta del caffè. Ma vicino a un tizio indiano sovrappeso.
Appena rientrata in sede, i miei capi mi hanno pregato di coinvolgerlo nell'attività formativa, perchè "è uno nuovo...". Io ho tentato. Ma il suo italiano è inesistente. Con l'inglese va un po' meglio. Ma purtroppo in inglese deficito io, quindi tutti i tentativi di comunicazione sono miseramente falliti quando, a qualsiasi mia domanda, ha iniziato a rispondere sussurrando incomprensibili monosillabi, facilmente scambiabili con rutti o insulti.
Ma dal punto di vista personale, abbiamo fatto passi da gigante. Ogni mattina, quando gli dico "ciao", mi fa l'occhiolino.
A Mantova, in un'umida sera settembrina odorosa di tranquillità, Greta ha dato il primo sguardo al mondo.
E senza averla mai vista, le voglio già bene.
C&P hanno litigato. Capita. Poi lei in preda alla disperazione più nera per ciò che ha detto manda un messaggino melenso di scuse.
La risposta da parte di lui è: "Non ti amo e non ti amerò mai".
Non male. Ma a questo punto tanto valeva finirla con un'accetta.