Ieri sera dovevamo uscire, io e la coinquilina. Dovevamo andare a cena con alcuni amici. Alle sette, ancora non avevamo notizie di questa fantomatica cena. Dopo varie telefonate, la decisione di farla nel nostro appartamento. Raschiando il frigo, abbiamo messo assieme un antipasto di formaggi vari con miele e tartufo, una caprese con la burrata, una carbonara, un'insalata mista con ricotta affumicata e olio speziato e gli omelette con la marmellata di ciliegie, zucchero e cannella.
(Ancora in frigo: pasta d'acciughe, un limone ammuffito, e un gatorade azzurro scaduto nel gennaio 2006. Neanche il più grande cuoco di francia riuscirebbe a cavarci qualcosa di commestibile. Mi sa che oggi devo proprio andare al supermercato.)
Io e la coinquilina dividiamo i compiti: io preparo antipasti, insalata e dolce, lei la caprese e la carbonara.
Prima di accogliere gli ospiti, però, è consigliabile una doccia, una rinfrescata. La coinquililna entra in bagno alle 19.05. Ne esce alle 20.15. Juni ha 15 minuti per: sdocciarsi, lavarsi i capelli, asciugarli e abbigliarsi. Possibilmente non in tuta.
20.17: ingresso in doccia
20.18: l'acqua ha la giusta temperatura. bagnarsi completamente
20.19: l'acqua è ghiacciata. regolare il miscelatore
20.20: l'acqua è bollente.
20.21: la temperatura dell'acqua tocca i 0°, poi i 75° e infine, inspiegabilmente, crolla fino ai 3° celsius. juni passa dalla sudorazione (in doccia) alla pelle d'oca, all'ustione di terzo grado.
20.25: finisce la tortura.
Juni infila l'accappatoio, zompetta in cucina per comunicare i malfunzionamenti termo-idraulici alla coinquilina che, appena la nota esordisce con "Guarda! Ta-Tan! Ho pulito la teglia da forno. Con l'acqua calda."
Ha lo sguardo di un cane che cerca una carezza, la coinquilina.
Juni stira le labbra, (increspa un sorriso alla Joker, scopre i canini,) e tra i denti sibila "stu-pen-do..."
Ovviamente gli amici, mai puntuali, incredibilmente ieri sono arrivati in anticipo.
Juni, da perfetta padrona di casa, li ha accolti, ha stappato il franciacorta, ha servito gli antipasti. In tuta. E con i capelli bagnati.
Stanotte, mentre mi giravo nel sonno, sentivo sbattere gli infissi. Ho sentito anche un tonfo. Probabilmente lo scooter di qualche incauto, che non l'ha parcheggiato al riparo dalle raffiche.
Quando mi sono svegliata, ho potuto constatare che contrariamente a ieri, il cielo era grigio, cupo, coperto di spessi nuvoloni scuri. Ma la bora c'era ancora. Ero ancora sotto le coperte, e già sentivo freddo alla sola idea di uscire per venire in ufficio. Dopo aver indossato una manciata di capi invernali, mi accorgo (con orrore) che la mia scorta di giubbotti è rimasta nella casa paterna. Qui solo un giacchino di velluto, non imbottito, anche se con collo di pelliccia (sintetica). Beh, meglio di niente.
Scendo le scale, chiudendo del tutto la zip del giubbotto e valutando seriamente la possibilità di tirare su il colletto e fissarlo. Fuori, il vento ulula. Apro timidamente il portoncino, già pronta a venir investita da una raffica. Niente. Una leggera brezza, appena frescolina, mi carezza il viso. Beh, non male, penso. Pensavo peggio. Giro l'angolo e una raffica mi schiaffeggia. I capelli si aggrovigliano nonostante il fermaglio, alcune foglie mi si attaccano sul giubbino, al primo momento caracollo, sopraffatta dalla forza del vento. Poi, faticosamente, avanzo fino alla macchina.
Poche le moto in strada, oggi. Una bmw targata milano, messa di traverso sulla superstrada, ha causato una fila indecente. Beh, la bora è un vento fortino, ma per mettere di traverso una macchina ce ne vuole. Chissà cosa racconterà questo tizio agli amici. "Stavo per schiantarmi a causa della bora", magari. Eh, certo. Mica che guidavi con una mano sola, mentre con l'altra telefonavi, fumavi e magari ti sorseggiavi pure un cappuccino.
Arrivo in ufficio alle nove e zero cinque. Praticamente puntuale. Praticamente in anticipo, rispetto al mio solito. Ormai è passata quasi un'ora, dal mio arrivo. In effetti, sento già la dipendenza da nicotina prendere il sopravvento. Ma non ho voglia di uscire. Magari aspetto un raggio di sole...
Ieri sera, con i miei, sono andata a cena a casa di amici di famiglia. Loro sono tedeschi, lei lavorava in una scuola elementare, lui era architetto. Adesso sono in pensione entrambi, hanno ereditato questa casetta, qui in Italia, che sembra uscita da una fiaba. Lui la mette a posto. Da anni. Lei cucina. Ogni volta che vado in quella casetta, ho la sensazione che il tempo si sia fermato. L’atmosfera è la stessa di quando avevo dieci anni. Di quando ne avevo cinque o venti.
Appena entro, vengo accolta da abbracci, sorrisi caldi, e odori che sanno di buono, di fatto in casa. La stube purtroppo ieri non era accesa. Peccato. Mi sarebbe piaciuto sentirne il calore.
E mi sono rimproverata. Perché ultimamente li vedo poco. Quando ero bambina, erano i miei secondi genitori, per affetto e rimproveri. Con i loro figli ho imparato a nuotare, ad arrampicarmi sugli alberi, a fare i pupazzi di neve. Ho imparato che a volte si può disobbedire ai genitori, ma se lo fai poi devi anche essere pronto ad affrontarne le conseguenze. Ho imparato che è più facile salire sugli alberi che scendere. Ho imparato che se vuoi giocare sul bordo della piscina mentre mamma e papà ti dicono di non farlo perchè rischi di caderci dentro, e poi ci cadi dentro, rimani bagnato. Ho imparato che se fai il cretino sulla giostra e poi ti fai male, sono cavoli tuoi (e non dirlo alla mamma che poi pure ti sgrida).
E quando sono uscita per fumare una sigaretta, sguardo fisso sul laghetto che hanno in giardino, ho pensato che ora i loro figli sono grandi, anch’io sono grande, però un po’ mi mancano le cazzate che facevo da bambina. E mi dispiace per i bambini di oggi, che non hanno alberi su cui arrampicarsi, non vanno nei terreni incolti a raccogliere le more selvatiche, non scavalcano i muretti per fregare i fichi del vicino di casa.
Spero di avere un figlio, un giorno. Per insegnargli ad arrampicarsi sugli alberi.
Oggi un po' festeggio. Innanzitutto perchè la scorsa settimana era il compleanno della mamy, quindi stasera si va a cena fuori. E poi perchè adesso, ho finalmente la possibilità di scrivere per una rivista informatica. Mi hanno appena fatto firmare il contratto. Per ora fino al 31 dicembre, con tacito rinnovo. Speriamo. Ultimamente non è che sia poi così fortunata, dal punto di vista lavorativo.
Ovviamente vi farò sapere.
E nel frattempo, vi racconto qualcosa di assolutamente inutile.
Mi piace molto: un buon libro, una felpa sdrucita a cui sono affezionata, il te vaniglia-lampone, l’odore della torta di ricotta o dei biscotti alle mandorle, le pantofole a forma di topo, morbide e calde, la maglietta canadese che mi hanno regalato i miei genitori, una birra in compagnia, una cena a casa, tra pochi intimi, un bel film, un tuffo alle sette di sera, quando il molo è ancora caldo ma il sole sta tramontando, una doccia calda dopo una giornata autunnale in moto, un pomeriggio a giocare a carte in “osmiza” con gli amici, un pomeriggio buttato via davanti al computer, il profumo del gelsomino, giocare come i bambini, le fusa del gatto quando cerca di infilare la testa nel mio vasetto di yogurt (e lo yogurt è finito), il gelato all’amarena, una telefonata inattesa di un’amica lontana, una domenica a pranzo dai miei, e scoprire che mia madre ha cucinato il mio piatto preferito, un abbraccio spontaneo di una persona a cui voglio bene, un giorno in ufficio senza problemi, sentire mio padre che racconta con orgoglio di me, un picnic in un giorno di primavera, una giornata in barca a vela, entrare in un rifugio quando fuori fa molto freddo e poi, riscaldati, fare una bella discesa con gli sci, il rumore delle palle di biliardo, che mi fa sentire a casa, guardare il tramonto tra i campi di caorle, seduta fuori dal ristorante della Ori, ridere con Yle di qualche cazzata di vent’anni fa, tornare a casa dopo una dura giornata, e trovare Arle che mi racconta un pettegolezzo divertente, e stare con le persone a cui voglio più bene: Chiara e Piero, Silvia e Manuel e Christian.
indicazioni sulle ricette che vi potevano interessare, decido io: beccatevi la ricertta dei
Biscotti alle mandorle
100 gr di mandorle sgusciate, 70 gr di zucchero, 250 gr di farina, 210 gr di burro. Con queste quantità riuscite a sfornare circa due vassoi di biscotti.
Tritare finemente le mandorle. Mescolarle con lo zucchero e la farina. Dopo aver fatto ammorbidire il burro, tagliatelo a pezzetti e unitelo al resto. Iniziare a impastare. La pasta sarà pronta quando formerà una sostanza ben amalgamata, untuosa, che non si appiccicherà più alle dita (ci vogliono circa dieci minuti).
Tagliate con un coltello un pezzo dell'impasto e, su una superficie leggermente infarinata, iniziate a dare la forma desiderata. Per semplicità, consiglio di creare delle strisce di impasto lunghe circa 10 cm e spesse un cm e dargli la forma di una "U" capovolta.
Disponete i futuri biscotti su una teglia, facendo attenzione allo spazio: i biscotti, in forno, aumentano di volume.
Infornate in forno già caldo a 160° - 180° gradi per circa 15 minuti, ma senza perderli di vista: in un minuto si bruciano.
Quando li tirate fuori dal forno, non cercate di spostarli subito: si spezzano. Attendete almeno una decina di minuti. Poi disponeteli su una teglia e quando sono freddi spolverateli con abbondante zucchero a velo.
Al caso, potete anche immergerli nel cioccolato fuso quando sono freddi, ma consiglio di assaggiarli prima "al naturale". Se la prima volta hanno le dimesioni delle brioches, non disperate, la prossima volta saranno anche belli...
E' un periodo in cui sono giù di corda, avrei tante cose di cui scrivere, soprattutto serie. Ma siccome non ci sono portata, ho deciso di glissare.
Quindi, la domanda che è seguita è stata: e ora sul blog che ci scrivo?
Ripiego su una delle mie pseudo-passioni. La cucina. Pseudo-passione perchè, pur non essendo una cuoca per professione, da anni mi diletto tra i fornelli, e devo dire che è un'attività che mi rilassa. Va bene, per 'sta volta, modestia a parte, posso anche ammettere che mi riesce abbastanza bene, soprattutto grazie alla mamy che è un'ottima cuoca, e grazie anche a mio papà, instancabile (e pignolo) critico.
[per dare un'idea, un giorno mia madre ha fatto le crespelle al basilico, ricetta tramandata dagli avi e condivisa con i lontani cugini Suban - chi è di Trieste sa di chi sto parlando - e mio padre ha affrontato un soliloquio di 27 minuti netti sul colore della panna al basilico, la quale, a suo dire, era "troppo verde"]
Quindi, a 'sto punto:
RICETTA DELLE CRESPELLE AL BASILICO (un primo, per quattro persone: due crespelle a testa)
Ingredienti: (per gli omelette) un uovo, tre cucchiai di farina, un pizzico di sale, un bicchiere di latte. Per ripieno e salsa: 125 gr di panna da cucina, un mazzetto di basilico (meglio se del proprio orto), un pizzico di sale, pepe, uno o due cucchiai di latte, parmigiano, burro, olio.
Preparare prima il ripieno, tritando finemente il basilico (o pestandolo, tipo il pesto alla genovese) e unendolo alla panna. Aggiungere il sale, un po' di pepe e un cucchiaio di latte. Il tutto deve avere una consistenza cremosa, ma non essere eccessivamente liquido, quindi fare attenzione quando si versa il latte. Se diventa troppo liquido correggete con un po' di parmigiano grattuggiato.
Versare due cucchiani del preparato nella teglia da forno che servirà per l'infornata delle crespelle.
Preparazione degli omelette: per evitare grumi, mescolate prima la farina con un po' di sale in un contenitore e disponetela in modo da lasciare uno spazio nel mezzo. Nello spazio, versate l'uovo e amalgamatelo pian piano con la farina (ad ogni giro del cucchiaio prendete un po' di farina, per dire). Quando l'uovo sarà amalgamato con tutta la farina, sbattete molto forte il composto fino ad eliminare gli eventuali grumi che si sono formati. Poi aggiungete gradualmente il latte.
Per una preparazione più veloce: buttate tutto nel robot da cucina e premete il bottone. Ma per questo modo non dò garanzie. E comunque ricordate che l'uovo va senza il guscio.
Riscaldate una padella (abbastanza piccola, circa 18 cm di diametro) con un filo d'olio a fuoco medio/basso. Potete anche versare l'olio e poi spalmarlo sul fondo della padella con uno scottex, così assorbite l'olio in eccesso. Quando l'olio è caldo, versate un po' del liquido ottenuto, ruotando contemporaneamente la padella affinchè si distribuisca in modo uniforme sul fondo. Quando l'omelette è cotto da un lato (solitamente fa delle bolle) giratelo per uno o due minuti. Appena cotto, disponetelo su un piatto, spalmate metà omelette con la panna al basilico, aggiungete una manciata di parmigiano grattuggiato, chiudete l'omelette disponetelo nella teglia. Spalmate anche la parte superiore dell'omelette con la panna, e ripetete l'operazione per ogni omelette.
Infine, cospargete il contenuto della teglia con la panna residua, un po' di parmigiano e delle noccioline di burro.
Infornate a forno già caldo a 180° per circa dieci minuti. Quando il burro raggiunge la temperatura di ebollizione, le crespelle saranno pronte.
Buon appetito.