Poichè sono fuori tempo massimo per gli auguri di Natale, e non mi resta altro che sperare che abbiate passato queste giornate di festa in modo sereno, vi auguro un buon 2008. Che vi porti tanta tanta gioia.
Un abbraccio a tutti. Di cuore.
Oggi ero in ufficio. E ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.
[ok, e adesso abbandonate la voce di Rutger Hauer, ed entrate in modalità Fantozzi]
La ragioniera Juni, come ogni mattina della sua squallida esistenza, si recò sul posto di lavoro. Le segretarie, la vera casta dell'azienda privata, come ogni anno in periodo natalizio, erano impegnate ad addobbare il teutonico pino sintetico che svetta fiero nei pressi della sala riunioni. Le palline, rigorosamente rosse, vengono gelosamente custodite durante l'anno dalla segretaria di grado più elevato, e ogni dicembre vengono aggiornate. Scrupolosamente, ogni singolo gingillo viene analizzato, il nome del dipendente stampigliato sopra viene valutato, e in base all'anzianità ed al prestigio del candidato, viene scelta la posizione della pallina: più il collaboratore risulta valido agli occhi della dirigenza, più in alto il gingillo viene piazzato. Sulla cima dell'abete, brilla luminosa la stella cometa con il nome del proprietario dell'azienda, il Conte Serbelloni Mazzanti Viendalmare.
Praticamente impossibile rifiutare la propria presenza al buffet natalizio, i dipendenti sono costretti a partecipare alla lotteria palesemente truccata, dove solo i parenti stretti della dirigenza vincono i primi premi. Per tutti gli altri, il premio di consolazione che consiste in un panettone di chiara fabbricazione yugoslava, scaduto nel 1985, e reincartato da un'azienda consociata di proprietà del fratello del conte.
Va bene, scherzavo. Nell'ultima frase. Tutto il resto è vero.
...E la pallina col mio nome, è da sempre presente sui rami più bassi.
(Tutti i dipendenti ricordano ancora il giorno in cui un loro collega, ingrato, si licenziò, e la voce dell'amministratore delegato risuonò nei corridoi: "Togliete subito la pallina con il suo nome!".)
Ogni anno preparo l'albero di Natale l'8 dicembre. Quest'anno non ho fatto a tempo, quindi mi darò da fare mercoledì prossimo, che sarò in ferie. Pregustando quel momento di luce soffusa, gatto che dorme sul divano, musica tranquilla (pensavo a Sinatra), mi beo nell'attesa. Ieri parlavo con un amico di questo clima natalizio, di quel piacere bambino del "fare l'albero"...
Juni: Che bello, non vedo l’ora…
Amico: Si anch’io, devo farlo nel fine-settimana… e così appendo il babbo natale sulle scale
Juni [??? Babbo natale sulle scale???] hmmm… sai, a me piacciono le cose sobrie, non so, palline di un colore solo, luci delicate… il babbonatalearrrampicante lo vedo un po’ tamarro, ecco…
A: Non dire così! Sono molto offeso. Molto. A me piace tanto. Lo metterò sul pianerottolo, ecco.
J: Uff! quante storie! tutto per un babbonatalearrampicante. vedi, allora, che non siamo compatibili? io non accetterei mai un babbonataleccetera in soggiorno. o sulle scale di casa. neanche in cantina, tipo. magari ti piacciono anche i nanetti da giardino, vero? e perchè no, anche le renneluccicanticonslittaalseguito attaccate al davanzale!?
A: beh, i nanetti si, mi piacciono
J: [voce bassa, quasi un sussurro, la delusione incombe] ma veramente?
[poi, il ripiglio] stai scherzando!
A: nonono, veramente. Tipo questo.

Ecco. già i nani da giardino possono essere buffi e simpatici quanto volete, ma nel giardino di qualcun altro e non nel mio, però posso riuscire a capir chi se li mette fra la lavanda e i pomodori. riesco persino a comprendere il nano con la bottiglia di birra.
...ma col tricolore intorno alle spalle, proprio no!
il nanobalilla tienitelo tu.
Questo è l'aforisma di Oscar Wilde che preferisco.
"Ho la sensazione d’aver dato l’anima mia
a qualcuno che la usa come un fiore da mettere all’occhiello,
una lusinga per la sua vanità,
un ornamento per un giorno d’estate..."
Così, tanto per farvelo sapere...
Ieri sono andata con la coinquilina al centro commerciale. L'idea originaria era fare la spesa. Poi, ovviamente, siamo finite nel vortice dell'acquisto inutile, e lei ha preso un pigiama composto da canottierina e pantaloncini corti (e siamo in dicembre), io mi sono fatta affascinare dal set per la french manicure (e solitamente le mie unghie sono corte. molto corte. quindi per usarlo dovrò aspettare almeno capodanno, ecco)...
Poi ho rischiato una crisi di panico. A volte mi succede. Tipo se c'è una densità di persone superiore a 0,1 per m2. Ovvero, con densità maggiore di una persona per dieci metri quadrati. Ieri, alle Torri, questa densità era abbondantemente superata. Così mi sono fiondata fuori dal mediaworld, fuori dal centro, fuori da tutto. Una sigaretta, e poi era il momento della spesa. Stranamente, il negozio con meno persone era proprio il supermercato. In fila alla cassa io e la coinquilina giochiamo al toto-prezzo. Ovvero: sbirciamo i carrelli della spesa degli altri, e tentiamo di azzeccare il totale della spesa. Ieri davanti a noi famigliola d'oltreconfine. Avevano nel carrello almeno una decina di panettoni, una ventina di scatolette di tonno e le stelline per il brodo. Io ho previsto 170 euro. La coinquilina si è tenuta bassa: ha dato per buoni 130 euro. Abbiamo perso tutte due: la famigliola ha sborsato 214 euro per tonno-panettone-stelline. Poi è toccato alla famigliola italiana: cibi surgelati, verdure già lavate e tagliate, merendine a non finire, marito non in grado di infilare qualsiasi alimento nelle borse della spesa, moglie esasperata, bambino di 7 anni piagnucolante e smoccolante che voleva stare in braccio alla mamma (!!!), che rompeva al papà, il papà innervosito dai richiami stizziti della moglie ("Ma non puoi mettere l'olio SOPRA i pomodori: li schiaccia. NO, no, il detersivo va nell'altra borsa."), tic persistente all'occhio sinistro...
Ed era appena il due di dicembre. Quelli al 24 si ammazzano...