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lunedì, 30 giugno 2008

programmatori sull'orlo di una crisi di nervi

In qualsiasi azienda di sviluppo software ci sono alcune figure professionali che hanno lo scopo di facilitare il dialogo con i clienti e la realizzazione di programmi utili e funzionali per i clienti stessi. Oltre a queste persone, ci sono poi i vari responsabili e infine, ultima ruota del carro, i programmatori.

Analizziamo ora tutte le figure che concorrono a sviluppare il processo produttivo:

Responsabile: può essere "di progetto" se l'azienda è suddivisa in comparti verticali, "di risorse" se l'organizzazione interna segue una struttura orizzontale. In poche parole, è quello a cui si chiedono le ferie.

PM, ovvero Project Manager, ovvero capoprogetto (ma PM fa più figo): in teoria è colui che organizza il lavoro, calcola i tempi di realizzazione, presenzia alle riunioni con i clienti per redigere le priorità. In pratica, chiede i tempi di realizzazione ai programmatori, secondo uno schema di priorità che gli ha preparato un analista, un progettista, oppure, in mancanza, il suo animale domestico.

Analista/Progettista: sono due figure distinte, ma la distinzione solitamente sfugge ai più. In teoria dovrebbero fare delle analisi di progetto ("questa roba qua dovete farla così"). Poi non si mettono d'accordo, e quindi esistono analisi e progetti che parlano della stessa cosa e ma che deve essere fatta in due modi diversi (solitamente contrapposti).

Programmatore: Dovrebbe prendere l'analisi di progetto ed eseguire le indicazioni. Purtroppo spesso le analisi di progetto non esistono, se esistono sono sbagliate, se chiede informazioni agli analisti/progettisti ottiene risposte contrastanti. Quando chiede al PM chi deve ascoltare, la risposta può essere "Cerca di fare una media tra quello che ti hanno detto loro, seguendo la tua logica" (! - l'utilità delle altre figure professionali a questo punto risulta alquanto misteriosa).

Se un programmatore manifesta la sua incomprensione, gli viene solitamente risposto:

1. tu sei fastidioso

2. tu non sei collaborativo

3. tu non andrai in ferie

Ovviamente se il programma non funziona o le scadenze non vengono rispettate, la colpa è del programmatore.


postato da: Juni alle ore 13:35 | link | commenti (8)
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venerdì, 27 giugno 2008

Labyrinth

Provate a immaginare una costruzione in cui possono stare circa 10.000 persone. No, non è uno stadio nè alcun altro tipo di struttura sportiva. Ha una forma più quadrata. Ci siete? Ok. Ora, nella vostra mente, provate a immaginare questa costruzione come un insieme di stanze, un dedalo di corridoio, una miriade di atrii, infinità di porte girevoli e percorsi sbarrati da pesanti porte anti-incendio. Ci siamo, si? Ok, questa è l'Univeristà di Trieste. Costruita negli anni '20 in tipico stile fascista, è stata più volte ampliata, creando un vero e proprio quartiere, dove gli edifici sono collegati da stradine asfaltate se va bene, da corridoi sotterranei se va male (perchè non li troverete mai). Un meltin' pot di stili architettonici, dalla facoltà di fisica (palazzo anni '60 dipinto in un lilla smorto) a quella di architettura (piramidale) chiamata simpaticamente "tutankamen" dagli studenti.

Ricordo che il primo giorno ci misi mezz'ora solo per trovare la segreteria studenti (prima porta a sinistra entrando dall'ingresso principale). Il problema è che ci sono DUE ingressi principali, uno che porta alla facoltà di giurisprudenza e uno a quella di economia. E la prima porta a sinistra è, effettivamente, FUORI dall'ingresso vero e proprio.

Poi, è necessario trovare l'elimina-code. Dove, una volta trovato, si scopre che per ogni facoltà c'è una fila diversa, e quindi bisogna prendere il bigliettino giusto. Guadagnata faticosamente anche la prenotazione, noterete che la segreteria è ancora chiusa, guarderete basiti l'ora, e scoprirete, da un ridicolo avviso scritto con un pennarello verde fosforescente (esaurito, pertanto praticamente illeggibile), che in effetti, si, potete prenotarvi dalle otto e mezza alle nove e mezza, ma che la segreteria apre appena alle nove, quindi, poichè sono le otto e quaranta, potete anche andare a bervi un caffè. Se trovate il bar, ovviamente. [La prima volta consiglio di non cercarlo neppure. Impieghereste una quarantina di minuti a trovarlo, un quarto d'ora per prendere la consumazione e, ritornati alla segreteria, scoprire che il vostro turno è ormai passato. E sono passate anche le nove e mezza, quindi niente bigliettino elimina-code fino alla mattina successiva.]

Poichè la calca di studenti che ogni mattina invade la segreteria è più simile a una fila per la questua negli anni di carestia, Juni oggi ha deciso di essere lì alle otto e trenta, costi quel che costi, per prendere uno dei primi fatidici bigliettino-prenotazione.

Alle 8.33 Juni è ancora in macchina.

Alle 8.37 arriva in zona Università. Le macchine sono parcheggiate praticamente fino a Basovizza (12 km). Appena trova un buco, Juni parcheggia. Alle 8.39 esce dalla macchina parcheggiata per metà in mezzo alla strada, rovescia involontariamente il contenuto della borsetta in mezzo alla strada, fa fermare un camion che stava per schiacciarle il labbello gusto frutto della passione e si incammina di buona lena verso l'università.

Juni varca l'ingresso alle 8.55, dopo aver visto almeno una cinquantina di posti liberi DAVANTI all'ingresso (#!@##), e già è depressa perchè sa che dovrà stare là fino a mezzogiorno. Vediamo un po' che lettera deve prendere per la facoltà di storia... La "L"... va al distibutore di prenotazioni... "Elle, elle.... " La "L" è bloccata con un nastro adesivo... "Ma certo!" Le torna in mente che la segreteria di lettere e filosofia è nel seminterrato... Quindi porta, scale, porta anti-incendio, porta girevole, atrio, corridoio, porta e poi dovrebbe esserci la fila... Juni rimane a bocca aperta. Davanti a lei due persone. Due.

Chi l'ha detto che i miracoli non esistono?


postato da: Juni alle ore 11:15 | link | commenti (5)
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mercoledì, 18 giugno 2008

incontri ravvicinati di due tipi

Ogni tanto capita di fare una serata con M.

M è il mio migliore amico. Se sono triste e sono le undici di sera e lui è già sotto le coperte, anche se lo chiamo lui mi raggiunge, mi fa da baby-sitter, beviamo una birretta, mi fa ridere, e poi mi spedisce a casa. Quindi, se M mi chiede di accompagnarlo da qualche parte con la macchina, è ovvio che lo faccio con immenso piacere. Questo è capitato anche qualche settimana fa. Mi ha chiesto di accompagnarlo in un locale, dove c'era musica house. Benchè io non abbia molto feeling con i suoi gusti musicali, l'ho accompagnato e mi sono fermata a bere qualcosa.

Ora: il locale non era una discoteca, ma un bar. Non un piano bar. Non un bar tipo Cocktail, per dire (film orrendo e da dimenticare con Tom Cruise), ma proprio un bar di quelli che aprono alle sei di mattina per servire i caffè, e che chiudono alle otto di sera. Però addobbato per l'occasione: veli multicolori attorno al bancone e sulla console del dj (un tavolino. da bar, per l'appunto). Striscioline dorate che scendevano dal soffitto (attaccate con lo scotch), e che con le loro stelline d'oro facevano pensare più a rimasugli natalizi che a un rave improvvisato. E poi: il numero di presenti. Eravamo in una decina, compreso M, il (anzi, la) dj e il barista. Poi c'erano due amici di M, un ragazzo e una ragazza. Infine, gli Altri.

Gli Altri erano:

1. un ragazzo nero, alto. Camicia aperta fino all'ombelico, che lasciava scoperto un fisico asciutto e glabro. Pantaloni neri attillati. E i capelli lunghi frisèe. Parlava con il barista.

2. un ragazzo alto, biondo con gli occhi azzurri. Con cappello texano, stivali texani pitonati, cintura borchiata. Capelli lunghi. Con alcune treccine. Beveva al bancone.

3. un tipo sui quarant'anni. Più basso di me, nonostante le scarpe da ginnastica con suola zeppata. Capelli neri e corti con ciuffo biondo. Pantaloni di pelle aderenti neri. Camicia attillata bianca. Ballava avanti e indietro lungo il banco.

4. amica della dj. Parlava a voce alta con la dj. Poi si son menate un attimo, e alla fine è stata accompagnata alla porta. Dal nero frisèe.

Alcune domande mi passavano veloci per la testolina (tipo M è forse gay e non avendo il coraggio di dirmelo mi ha messo davanti al fatto compiuto?). Decido di andare in bagno, non tanto per necessità, quanto per riposare i timpani. Appena entro vedo il tipo texano. Mi sorride, mentre dondola i piedi (è seduto. NEL lavandino.). Mi dice "Hallo!", pronunciando la parola esattamente come è scritta. "Ciao", faccio io, "uhm, senti, non è che il bagno è libero?"...

Tipo Texano: "Oh, non saprei. Ma credo sia libero." Provo ad entrare. Alcune voci (uomini + donne) rispondono in coro "OCCUPATO!". Poi risolini, mentre rimango in attesa imbarazzata col mio nuovo amico. Mi ricordo di averlo già visto in giro. In effetti, un tipo così bizzarro non passa inosservato. Mi ritorna in mente di averlo forse visto, qualche mese prima, al compleanno dell'amico sporadico. Anche se quel giorno non aveva il cappello texano ma due codine tipo PipiCalzelunghe. "Senti", gli chiedo, "ma tu per caso ti chiami L?" [Loso, loso, non devo essere io ad attaccare bottone con questi pazzi, ma a volte è più forte di me]... "Si", risponde "Ci conosciamo?" [Beh, sarà anche pazzo ma ha una certa logica coerente: riesce a mettere insieme due frasi]... "Si". Poi gli spiego "Ci siamo presentati un paio di mesi fa alla festa di A". Lui fa la faccia perplessa "Di chi???". Beh, magari lo conosce con il nome vero e non con il soprannome "Ma si, sai... A, quel ragazzo alto, biondo... Porta sempre un panciotto..." e bla bla bla, mentre tento di descriverlo. Lui fa una faccia strana. "No, guarda, non lo conosco, mi dispiace..." Com'è che la figura della pazza poi la faccio sempre io? Ma fortunatamente poi corregge il tiro "...però forse qualcuno mi aveva portato a quella festa, sai, mi capita sempre così...." Appena finisce la frase, si apre la porta del bagno. Ne escono due tizi e due tipe. Una si sta ancora abbottonando i jeans. Ho paura ad entrare là dentro. Quindi chiedo al mio nuovo amico se vuole entrare lui "Vai tu?". E la risposta "Non sia mai, prima la signora. E comunque, ero qua solo per fumare". Spegne la sigaretta (solo tabacco?) ed esce.

Appena esco il barista mi mette in mano una birra. "Offre L", si giustifica. Ringrazio il mio nuovo amico. Che fuma al bancone. Poi mi fa l'occhiolino, esce, e se ne va col ragazzo nero.

Noto che sono entrati altri ragazzi, un gruppetto di cinque, sei persone. Mi accingo a raccontare queste strane vicende a M, quando uno di questi mi si avvicina e mi fa "Ciao!". Lo fisso, io mio sguardo deve essere un unico, immenso punto di domanda. "Non ti ricordi?", indaga. Un modo per rimorchiare? Però sembra sincero... "Hu-hu. Mmmmmmno, non ricordo, scusa...". "Eh, mai non ti ricordi di me..." Ma chi è? Che vuole? Non l'ho mai visto! "Forse perchè non ci siamo mai visti..." azzardo. "Ma come no! Tu sei Juni, e sei l'amica di S&P, vero?". Oh, cazzo! Allora lo conosco si! "ehmmmsi..." ammetto timidamente... "e tu chi sei?" chiedo spudorata. "Se non ti ricordi non te lo dico." Sorride e se ne va. Non so ancora chi sia.


postato da: Juni alle ore 09:34 | link | commenti (8)
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martedì, 10 giugno 2008

Balkan life

Dopo quattro giorni di croazia, lo scorso fine settimana, devo un attimo riprendermi. Ho assorbito un po' troppo profondamente lo stile di vita dalmato: tutto con molta calma. Ovvero, come si dice a trieste

Pian e ben. Se no ben, almeno pian.

Ma prima o poi scrivo, eh.


postato da: Juni alle ore 11:49 | link | commenti (4)
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