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mercoledì, 30 luglio 2008

hakuna matata?

Che la vita dalmata sia rilassata, l'avevo già scritto in un precedente post (questo).

Il karma è "Nema problema", tradotto in "Nessun problema" o, per gli anglofili, "No problem". I dalmati usano questa frase in qualsiasi circostanza, un po' come Simba, Pumba e Timon canticchiano Hakuna Matata. Accompagnata da una flemma che fa impallidire il maggiordomo inglese più preparato.

E, alla luce della mia vacanza, si può capire perchè tutti siano così tranquilli: il paesino è piccolo, una cinquantina di case al massimo, tante piazzole per prendere il sole, un paio di moletti e qualche macchina senza targa. Due ristoranti di cui uno, il mio preferito, con terrazza a picco sul mare e con una vista da mozzare il fiato. Un bar, che chiude verso mezzanotte. Se non ci sono clienti anche prima. I ristoranti idem. Negozi: uno. Vende generi alimentari, creme solari, sigarette e un paio di soliti ricordini-vacanze fatti di conchiglie.

La mattina sveglia, colazione, tuffo in un'acqua veramente trasparente, e ogni tanto i pescetti cercano di assaggiarti le ginocchia. Avendo le dimensioni di pesci rossi ti fanno appena il solletico. Una brezza leggera rinfresca lievemente l'aria. L'ombra degli ulivi secolari è il massimo per chi vuole rilassarsi. I pescatori portano direttamente il pesce nelle casupole dei locali che ospitano turisti a pagamento, quindi ogni giorno il pesce è freschissimo. La cucina è casalinga: l'affittacamere è spesso pescatore, cuoco e contadino. Se lui non è pescatore, lo è il figlio, il padre o il fratello. L'olio di oliva è inarrivabile, la grappa forte e il vino deciso. I pomodori crescono tra l'albero di limoni e le agavi, e le viti si arrampicano sui tralicci improvvisati con bastoni di legno. Le pecore vagano libere per l'isola, nutrendosi di salvia selvatica e sterpaglie e bevendo acqua marina: il formaggio di pecora è una delle specialità dell'isola, e ha quel sapore particolare proprio perchè le becore bevono acqua salata. Muretti in pietra delimitano le proprietà e proteggono gli ulivi dalla bora.

La cameriera non parla una parola di italiano (o tedesco o francese, solo croato), ma tanto nema problema, e a cenni ci si comprende lo stesso. Può capitare che vi serva con un piatto nella mano e una zucchina smangiucchiata nell'altra. Probabilmente il pranzo arriverà sulla tavola prima delle posate. Se prendete il brodo, il formaggio grattuggiato vi verrà servito con il secondo: ogni cosa ha i suoi tempi.

L'affittacamere si siederà alla vostra tavola, vi porterà una rakija* (anche se non richiesta), e chiacchiererà con voi del più e del meno, in jeans tagliati al ginocchio, a volte senza maglietta e sempre rigorosamente a piedi nudi. Abbigliato nello stesso modo sparecchierà la vostra tavola. Se a fine colazione portate voi le stoviglie in cucina, vi riserverà un sentito ringraziamento, e vi farà vedere il pesce appena pescato. Prima di partire vi aiuterà a caricare la roba in macchina, se comprate qualche specialità locale come olio o formaggio vi regalerà qualcosa e vi saluterà come farebbe un vostro parente.

E' stata una delle vacanze più belle e serene della mia vita.

tov2

La foto l'ho presa qua: www.portbooker.com. Su questo sito trovate la location geografica del porticciolo (Tovarnele), il nome del paese più vicino (Lun), la cartina dell'isola (Pag o, in italiano, Pago). Unico appunto: definiscono questo porticciolo un marina. Se cercate torrette della corrente elettrica, pompe per l'acqua, scarichi per la barca non le troverete. In compenso non pagate l'ormeggio. Nema problema.

rakija = grappa


postato da: Juni alle ore 12:10 | link | commenti
categorie: vacanze, croazia, relax, pago, tovarnele
giovedì, 24 luglio 2008

vacanze croate II parte

mi assento per qualche giorno: sole, mare, e tanto tanto pesce.

buone vacanze anche a voi.


postato da: Juni alle ore 10:59 | link | commenti (1)
categorie:
mercoledì, 16 luglio 2008

dirty dancing

Santina era nata nei primi anni del '900 in una fattoria alla periferia di Trieste. Quarta di cinque figli, le sue braccine di bambina non servivano alla terra, venne quindi iniziata al ricamo, e due volte alla settimana camminava per un'ora fino ad arrivare in centro, dove seguiva lezioni di danza. La famiglia passò tempi tristi durante la prima guerra mondiale, lei ricordò sempre la fame patita, la terribile epidemia di febbre spagnola del 1918 e l'infanzia contadina.
Crebbe ambiziosa, Santina, e nel 1923 decise di trovare un lavoro retribuito. Ma l'unica cosa che sapeva fare era danzare, e così si fece assumere al Caffè Torino, unico locale cittadino che poteva vantare spettacoli notturni di cabaret. Il padre si vergognò del lavoro della figlia, e la cacciò di casa. Lei non si perse d’animo: mise in un baule le sue poche cose e andò a cercare fortuna nel mondo.
Ritornò nel 1927. A Roma aveva conosciuto un uomo, Rodolfo, e stavano per sposarsi. Nonostante il ripudio del padre, lei volle festeggiare il matrimonio con la madre, la sorella maggiore e i tre fratelli. Infine, il padre la perdonò.
Rodolfo aveva 14 anni più di lei, una rendita annua e un titolo nobiliare. Per molti, fu un matrimonio d'interesse. Per Santina fu un matrimonio d'amore. Si sposarono una tiepida mattina d'estate, accompagnati da una macchina, cosa che fece scalpore in zona. Al ballo erano invitate le famiglie più importanti della zona.
Dopo il matrimonio vissero tra Roma, Genova e Trieste, ed ebbero una bambina, Carla. Carla era il loro orgoglio. Quando divenne grande, studiò lingue straniere: tedesco, inglese, francese e spagnolo. Parlava anche arabo e studiava cinese. Lavorò per diversi enti governativi, soprattutto all'estero. Il suo matrimonio fallì, e fu una delle prime donne in Italia ad ottenere il divorzio. In Guyana collaborò con l'equipe che mandò in orbita l'Italsat. E si ammalò di un virus misterioso. Nel giro di un mese morì. Aveva quarantasette anni.
Con lei, si spense anche la voglia di vivere dei genitori. Santina aveva perso i genitori e la sorella maggiore molti anni prima. Poi toccò al fratello più grande. Un altro fratello emigrò in Australia negli anni '50. Lei si trasferì a Trieste, nella casa paterna, con Rodolfo, ormai ottant'enne. Poi, un giorno, rimase sola. Visse l'ultimo anno a Roma, ogni giorno in pellegrinaggio al cimitero dove riposavano marito e figlia.
Santina è morta un paio d’anni fa. Di lei mi ricordo soprattutto le fette di pane fatto in casa imburrato, l’odore di zolfanelli che aleggiava in cucina, mentre sferruzzava a maglia qualche vestito per la figlia Carla. Rodolfo allevava galline e conigli, e appena nascevano mi portava in quella che era stata la stalla e mi lasciava accarezzare i coniglietti. Qualche immagine di lui che fischietta, mentre al calar della sera annaffiava il giardino con un vecchio annaffiatoio arrugginito. Il ricordo di Carla sta pian piano svanendo, non ero neanche adolescente quando lei se n’è andata, solo ogni tanto mi si affaccia alla memoria un cameo di una donna alta, aristocratica, abbronzata che parla con forte accento romano.
La casa in cui hanno vissuto si trova a una quarantina di metri dalla mia, solo un orto coltivato e un basso muricciolo in mezzo. Ogni giorno vedo Giulio, il fratello più piccolo di Santina, unico superstite di quella famiglia ormai piegato dalla vecchiaia che continua ad innaffiare l’orto come il cognato aveva fatto negli anni in cui andavo alle elementari. A volte, quando gli porto una fetta di torta o un po’ di gnocchi, devo cercarlo per la casa, perché è sordo e non mi sente quando lo chiamo. E mi stupisco sempre di come il tempo in quella fattoria si sia fermato, mi aspetto sempre di vedere Carla scendere le scale, Santina in cucina a fare il caffè. Santina, che ha preso la sua vita in mano quando aveva diciassette anni, e piena di coraggio ha ballato per guadagnarsi da vivere.
PS tutte queste persone sono esiste, e hanno fatto parte della mia famiglia. Ho voluto scriverne per non dimenticare.
 
 

postato da: Juni alle ore 13:17 | link | commenti (3)
categorie: ricordi
venerdì, 11 luglio 2008

Manuale d'amore

Ogni tanto leggo per curiosità oroscopi, manuali di sostegno per donne sole e altre simili amenità. Tutti questi testi hanno in comune una cosa: dicono alle donne sole: "Prima o poi troverai l'amore della tua vita, nel frattempo curati, goditi la vita, eccetera eccetera..."

Ma secondo me non sono buoni consigli per trovare l'amore. Ho pensato alle persone che mi sono più vicine, e queste sono storie reali:

C e P si sono incontrati a Lignano, dodici anni fa, dividendo per caso una bottiglia di vodka alla fragola. Ora convivono e sono in tre: da qualche mese con loro c'è matteo, un tenero frugoletto.

C per una scommessa ha davuto dare il suo numero a M in osmiza. Il giorno dopo lui l'ha chiamata. Ora sono in fase "andiamo a vivere assieme".

L e A si sono conosciuti ad un corso in piscina. Lui si è innamorato definitivamente di lei alla cena di fine corso, mentre lei (leggermente ebbra) cercava di mangiare i grissini con i piedi. ora sono sposati.

Io ho conosciuto M tanti anni fa. Poi l'ho ripetutamente visto alle riunioni aziendali. Infine ho trovato il coraggio di parlargli, dopo qualche birra. E ora stiamo assieme.

Quindi, se proprio dovessi dare un consiglio a una single, sarebbe questo: ubriacati e vai nel primo luogo affollato che trovi. probabilmente il tuo principe azzurro è là. e se non lo trovi e per caso baci qualche rospo, almeno il giorno dopo non te lo ricordi più.

(ora. voi sapete benissimo che io sono probabilmente la persona più sbagliata del mondo a cui chiedere consigli d'amore. questo post non ha valenza di consiglio. era solo una considerazione, che del resto porta a due possibili conclusioni:

1. l'alcool è effettivamente un disinibitore di coscienza

2. le statistiche che indicano il FVG come regione ad alto consumo alcolico sono -probabilmente- corrette)


postato da: Juni alle ore 15:27 | link | commenti (3)
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