
Per me il Natale non è una festa sacra o religiosa, ma la festa della famiglia. E' il giorno in cui si sta insieme, e si è felici per il fatto di stare assieme e perchè ci si vuole bene.
Vorrei potervi fare gli auguri di persona, ma è praticamente impossibile, quindi vi mando questa cartolina virtuale, e vi auguro di passare il Natale con chi volete voi, spero siate felici, e spero che il nuovo anno vi porti un po' di serenità e tanto amore. E -perchè no?- di divertirvi come non mai...
Un abbraccio a tutti voi....
PS: la cartolina è liberamente tratta dagli auguri che mi sono stati inviati da un'amica fotografa (e non solo), Roberta. Se volete saperne di più, questo è il suo sito.
Eccomi ritornata in questo angolo di mondo virtuale, dove scrivo le cose solitamente ridicole che mi accadono. Però questa volta qualcosa è cambiato. Perchè Silvia mi ha fatto capire, un po' di tempo fa, che Juni non è solo il cartone animato che fa gaffes infinite, ma anche una persona che osserva quello che la circonda e a volte perfino ci ragiona su.
Ed oggi, rientrata da tre giorni in montagna, mi sono accorta che forse anche la Juni seria ha qualcosa da dire, in questi bui tempi di crisi.
Il fatto è questo: io ho un lavoro a tempo indeterminato, un pseudo-appartamento cantinato in affitto, una macchina e una moto di proprietà e, grazie a dio, qualche risparmio. In più ho due genitori che, anche se magari non sono più innamorati, si sopportano dopo 40 anni di matrimonio, e fanno di tutto per me, unica figlia e (non per modestia) luce dei loro occhi. Non credo mi abbiano mai viziato, anche se in tutta sincerità non mi hanno mai fatto mancare niente: quando mi sono sposata hanno pagato il pranzo e il vestito senza battere ciglio, mi hanno fatto passare tanti San Nicolò felici, e trovavo sempre qualcosa sotto l'albero. Quando tornano dalle vacanze hanno sempre un pensierino per me, e spesso anche qualcosa in più di un pensierino: orecchini d'oro fatti a mano dagli indios, borsette di pelle da boutique oppure, più semplicemente, un vasetto di sabbia di Petra. Però c'è una cosa da considerare:
Io non sono ricca. Non lo sono mai stata. Fortunatamente, non sono neanche mai stata povera, anche se mio padre era operaio e mia madre casalinga. Mi è stato insegnato che si possono assecondare dei capricci, ogni tanto, e magari farsi qualche regalo quando si prende la tredicesima. I miei da bambina mi portavano sempre in montagna (capriccio di papà, che adora sciare), in Val Badia. Allora non era cara come oggi, non era un posto di nicchia come può essere di questi tempi, e le due settimane sugli sci non erano un vizio da ricchi. La tuta e l'attrezzatura erano ereditate da qualche altro bambino cresciuto troppo, la cena era fuori, ma in un ristorante per famiglie: piatti abbondanti a prezzi contenuti anche se si prendeva qualche leccornia della zona.
Di quegli anni ricordo ancora il freddo pungente, una tuta grigia che odiavo, l'emozione di una discesa in compagnia della mia amica d'infanzia preferita.
Cresciuta così, ho sempre coltivato la passione dello sci, e appena posso prendo qualche giorno e vado in montagna. Ho provato a vedere altri posti, l'Austria, la Svizzera, la Val d'Aosta. Ma sarà per motivi sentimentali, o forse perchè le Dolomiti sono effettivamente una meraviglia, il mio posto preferito per questo sport invernale resta la Val Badia. Nello specifico, Corvara. E tre giorni fa sono partita con Massimiliano per tre giorni di neve e relax.
Mi aspettavo montagne di neve ma anche montagne di gente. Invece niente. Cioè, la neve c'era. Era la gente che mancava. Inizialmente il primo pensiero è stato: per fortuna! Ma poi, ripensandoci, ho notato che faceva un po' tristezza, il parcheggio dell'albergo con solo la mia golf. Nel garni accanto, tre macchine, e molte finestre buie, la sera. La crisi c'è. Si vede. Ho provato a sondare con l'albergatrice se hanno posto in gennaio. "Si", è stata la laconica risposta, "quest'anno non ci sono problemi... "
E tutto questo contrastava con quello che vedevo sulle piste: sfoggio di tute ultimo grido, sci da gara in mano a principianti, messe in piega perfette (ma come fanno?) nonostante fascette e berretti brillantinosi. Lucidalabbra, ombretti e orecchini con le perle (per andare a sciare!), e nel parcheggio degli impianti SUV a non finire.
I discorsi in cabinovia lasciamoli perdere: "L'anno scorso siamo stati a Cortina! Che meraviglia!" E la mia sensazione è che è tutta apparenza. Bisogna far vedere che si è ricchi, per far invidia al vicino di casa o anche al collega che si incontra in rifugio, esibire la tuta di marca o la macchina sportiva con i rostri alle ruote, essere snob e andare a pranzo al Moritzino. E poi alla sera si va in pizzeria, perchè il ristorante è troppo caro.
Ecco, io dai miei ho imparato che ciò che si è dipende da come ci si comporta, non da quello che si ha. Forse per questo non capisco queste persone che sempre più spesso mi trovo davanti...
PS
è inutile avere la macchina più figa dell'universo (si, tu targato TV che ti avevo davanti tutto il passo) per fare il figo in montagna e poi sei talmente pezzente che non monti le gomme da neve perchè costrano troppo, e ti fai il passo a 10 km/ora. Capisco essere prudenti, ma tu non sei prudente, sei un deficiente, e c'è una bella differenza. (quest'ultimo paragrafo era uno sfogo, scusate)