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giovedì, 26 febbraio 2009

La sua Africa

Ieri sono passata a trovare i miei genitori. Non c'erano. Ho lasciato un paio di documenti per mio papà sul tavolo da pranzo, ho recuperato un libro di storia e ho approfittato della bella giornata per verificare in quali pessime condizioni vertono le vigne... E mi sono imbattuta in Mario.

Mario è il signore settantenne (suppongo, non ho mai indagato a fondo) che cura la campagna di mio zio. Il patto è che lui semina, innaffia, raccoglie e vende, in cambio mio zio non gli fa pagare l'affitto e ogni tanto gli frega qualche zucchina. Mario è anche un vecchietto dall'aspetto innocuo, molto ciarliero e sempre con la battuta pronta.

-         Ciao, bela bionda, come stai?

-         Oh, buongiorno, Mario. Mah, così, sono passata giusto un attimo a recuperare un libro di storia…

-         Ah, è vero, studi, che brava… eh, io alla tua età ero già in guerra… La storia la studiavamo così, in quegli anni…

 

E qui c’è qualcosa che non mi torna. Perché se ha qualche anno in più dei miei genitori, durante la seconda guerra mondiale era alle elementari…

 

-         Ma quale guerra?, chiedo curiosa…

-         Eh, in Africa…

 

Libia? Abissinia?? Ma allora ha superato gli ottanta...

 

-         Scusi, ma quanti anni ha?

-         Settantadue, perché?

-         Come perché? Ma in che anno era in Africa?

-         Nel cinquantaotto, bela Eh, quanti ricordi…

 

Nel 1958???

 

-         Ma… (Juni sempre più curiosa)… ma come mai, uhm, in Africa, 1958, mh?

-         Beh, sai, quando nel 1954 venimmo riconquistati dall’Italia, i nostri parenti se ne andarono in Australia, in Argentina… Sai, dopo il fascismo e tutta quanta la guerra, non è che ci fidavamo più molto dei taliani. E una sera in bar con gli amici, sai, un bicchiere di troppo, e si dice una parola di troppo, e così Bepi dice “ma pitosto che star qua coi italiani me aruolo nela legion straniera!”… e tutti a dire “si, si, te ga ragion!”… e prima ancora di pensarci ci siamo trovati sul treno, il giorno dopo siamo sbarcati a Marsiglia. Abbiamo trovato subito il quartier generale, abbiamo firmato, poi tre giorni di controlli medici, e dopo neanche una settimana eravamo in Africa, nel campo di addestramento… Cinque anni di guerre, e ‘desso go anca la pension dei francesi!

-         Ah…

-         Sa, parlo anche tedesco, adesso. Iera pien de nazi scampai, là, nella legion…

-         Eh, che fortuna.

-         Si, proprio. Ciao, bela bionda, scampo che sennò mia moglie me ziga, la disi che no devo parlar con voi giovani, che voi ‘ste robe de guera no ve interessa

-         ‘rivederci.

 

E poi ho pensato che la prossima volta magari gli offro un caffè, così lui racconta e la moglie non lo sgrida…


postato da: Juni alle ore 10:58 | link | commenti (3)
categorie: guerra, africa, legione straniera, storie di famiglia
venerdì, 20 febbraio 2009

E va bene, ecco la ricetta... ;-)

LIQUORE AL VINO TERRANO (i non-triestini possono usare il refosco)

 

1 lt di vino terrano

1/2 cucchiaino di noce moscata

2 stecche di vaniglia (o zucchero vanigliato)

6 chiodi di garofano

6 spruzzate di cannella (in polvere, vasetto con dosatore)

7 cucchiai di miele

30 cl di rum - meglio se invecchiato (eventualmente grappa, ma il risultato è molto più secco)

1 cucchiaino di zucchero/zucchero a velo

(secondo i gusti personali si possono aggiungere anche scorze d'arancia, zenzero, menta...)

 

mettere in una terrina il vino, con la noce moscata, i chiodi di garofano, la cannella e la vaniglia tagliata a pezzi (con incisioni verticali).

 

tenere in infusione per qualche ora.

 

riversare il tutto in una pentola e portare piano ad ebollizione. Aggiungere il miele e lo zucchero mescolando. Far bollire a fuoco basso per circa 5 minuti.

 

poi togliere dal fuoco e far raffreddare.

 

quando il composto sarà a temperatura ambiente aggiungere il rum e mescolare.

 

infine filtrare e imbottigliare.


postato da: Juni alle ore 08:42 | link | commenti (4)
categorie: ricette, feste, natale, liquore, dolciumi, refosco, digestivo, vino terrano
giovedì, 19 febbraio 2009

Ricomincio da capo

Ogni giorno uguale. Uff... Io proprio non capisco perchè non riesco a vivere come vorrei. La mia giornata ideale sarebbe questa: sveglia alle otto, una doccia veloce, colazione super-sana, magari con le fette biscottate integrali e marmellata agli agrumi fatta in casa, vestirmi con calma, selezionando gli abiti in base all'umore, arrivo in ufficio alle nove e un quarto, leggere le email di lavoro, e iniziare la mia giornata lavorativa. Alle cinque chiudere il computer, andare a casa, preparare la cena, assaggiare, mescolare, cuocere a fuoco lento, assaporare la cenetta con la mia dolce metà, sorseggiare il digestivo, e rilassarmi davanti a un bel film o con un buon libro.

E invece no. Metto la sveglia alle 7.45. Ovviamente la mia sveglia suona ogni cinque minuti. Fino alle 8.30, circa. Poi il suono della sveglia entra tra i suoni "normali" della casa, e ciao, non la sento più. Alle 8.52 mi rendo conto che a un certo punto, in fase rem, ho chiuso la sveglia definitivamente. E sono tardissimo. Mi trascino in cucina, bevo un sorso di the (ormai freddo) che mi ha lasciato M, mi fiondo in bagno per un breve lavaggio (circa 4 minuti). A questo punto le nove sono passate. Ritorno in camera, metto su le prime cose che trovo sul divano (tanto le mie maglie, T-shirt, canottiere, gilet e felpe sono tutte nere, così non devo preoccuparmi degli abbinamenti), verifico i beni di sopravvivenza (portafoglio-chiavi-badge-sigarette-accendino-chiavetta caffè), giubbotto, scarpe di ginnastica, esco di casa. Rientro perchè ho dimenticato le chiavi di casa. Ri-esco. Ri-ri-entro perchè ho dimenticato la finestra dell'ingresso chiusa e deve stare aperta per arieggiare. Ri-ri-esco. Salgo in macchina, evito di mettere sotto il cane e accendo la prima sigaretta della giornata. Dopo due minuti di guida in cui potrebbero togliermi la patente per crimini contro l'umanità arrivo in area di ricerca. Non ci sono parcheggi liberi. Posteggio dove capita. Mi precipito verso la mia palazzina. A metà strada mi fermo e torno indietro per verificare se ho spento i fari o se ho chiuso la macchina. Arrivo in ufficio. Anche oggi timbro il badge alle 9.31. Anche oggi dovrò far firmare il permesso di ingresso dopo le 9.30. Come ieri e come tutti gli altri giorni.

Però ieri sera ho cucinato. Non la cena (abbiamo mangiato un'insalata). Ho fatto il liquore di vino terrano, il mandarinetto e la marmellata di agrumi. Bene. Ora ho una marmellata per le fette biscottate mattutine e due buoni digestivi serali. Adesso devo solo riuscire a svegliarmi alle 7.45...


postato da: Juni alle ore 16:36 | link | commenti
categorie: sveglia, giornata ideale
venerdì, 13 febbraio 2009

Era mio padre

La raccolta del materiale per la tesi procede a gonfie vele. Soprattutto con articoli interessantissimi che non c'entrano niente e che mi stan facendo voglia di cambiare la mia tesi...

Uff. Quanta confusione in questa testolina... Però ne ho parlato con papà. Ha detto che secondo lui dovrei comprare la barca dei nostri vicini di casa. Da questo deduco che non mi stesse ascoltando. E alla mia ovvia obiezione "Papà, non ce li ho trentamila euro per una barca a vela... E poi lo sai che voglio comprarmi la casa..." ha ribattuto "Tu ti stai rovinando la vita con questa storia della casa... Non sarai contenta finchè non avrai un mutuo a trent'anni... Questa barca invece è proprio un affare... Ah, lo vuoi il nostro televisore?"

Juni: ...

Papà: Si, perchè pensavo di prenderne uno a cristalli liquidi... E quindi vi darei questo...

Juni: Papà, ho una casa di 45 metri quadrati, non mi sta una tv a 36 pollici con tubo catodico che pesa anche 60 chili... E poi questo è praticamente nuovo....

Papà: E' che non vedo bene le fotografie.

Juni: Ah.


postato da: Juni alle ore 09:48 | link | commenti
categorie: tesi, alzheimer, barca a vela, papà, televisore
venerdì, 06 febbraio 2009

Grazie Google

Grazie a Google Analytics ho scoperto quali sono le chiavi di ricerca che portano vari visitatori da queste parti (in ordine di originalità):

 

1. bidet incorporato nel water

2. capelli neri ciuffo biondo

3. binocoli che guardano attraverso i muri

Ecco. E io che mi illudevo di aver messo su un blog (quasi) serio... :-D


postato da: Juni alle ore 10:15 | link | commenti (1)
categorie:

Parole in prestito

Poichè Galatea con le parole è più brava di me, per questa faccenda le lascio la parola: io non sarei mai riuscita a rendere meglio l'idea di quello che provo:

"Ai cortesi signori che da mesi ed anni si affannano attorno al caso di Eluana Englaro ricordando al suo povero padre, che già ne ha dovuto sopportare tante dalla vita, che il loro è vero amore per Eluana e il suo invece no; a tutti i preti, i vescovi, le pie suorine che hanno spiegato a Beppino Englaro che deve credere nel miracolo, che il miracolo è lì lì, e insomma, un attimo di tempo, Dio lavora sull’eternità, diciassette anni sono un soffio; a tutti i tromboni che si sono sentiti in dovere di scrivere articoli ed articolesse spiegando che loro una cosa del genere non la farebbero mai, per niente al mondo, perché sono genitori santi, loro, e quindi a vedere una figlia ridotta ad un vegetale per anni e anni e anni godrebbero, per Giove, perché saprebbero che comunque è viva; a tutti quelli che hanno ripetuto alla nausea che la vita è un dono di Dio, ma non hanno spiegato perché, se ce l’ha regalata, non possiamo allora farne quello che vogliamo, ché, altrimenti, non è un dono, ma al massimo un comodato d’uso, e scriverlo così su un testo sacro non farebbe una gran figura, via; a tutti quelli che si sono precipitati a portare pane e acqua sui sagrati delle Chiese e poi, quando vedono un disgraziato sul sagrato della Chiesa medesima che chiede la carità chiamano i vigili per farlo sloggiare; a tutti quelli che davanti all’ambulanza, per Eluana, si sono addirittura sdraiati, perché pronti a morire per evitare un delitto, ma quando sentono che dalla villa dei vicini han rubato quattro carabattole bofonchiano: “La pena di morte, ci vorrebbe, altro che!”; a tutti i politici che, reduci da un ictus, hanno confessato che avrebbero desiderato la moglie trovasse un modo per non farli rimanere dei vegetali, magari operando di nascosto, ma poi oggi dicono che la legge sul testamento biologico no; a tutti questi signori, insomma, vorrei dire: “Per piacere, adesso è ora di staccare la spina.”

Ma non quella di Eluana. La vostra."

(Eluana, non ti ho mai conosciuta, ma ti auguro un buon viaggio...)


postato da: Juni alle ore 08:47 | link | commenti (9)
categorie: eutanasia, testamento biologico, eluana, englaro, stato vegetativo