Sto correggendo dei documenti tecnici, che un progettista si è premurato di compilare qualche mesetto fa.
Poichè il progettista NON conosce i servizi che noi implementiamo, ha scritto una caterva di cazzate.
Quindi le cose, nella nostra azienda funzionano così: un cliente chiede qualcosa ad un PM. Il PM la spiega a voce al progettista, il quale fa (ovviamente) la progettazione. Poi la progettazione passa allo sviluppatore (io), il quale dovrebbe sviluppare secondo le direttive contenute nel documento. Il tutto, solitamente, condito da mille bestemmie delle più truci. Dopo qualche ora (se va bene) o qualche settimana (se va male), ci si accorge che il documento tecnico è un'accozzaglia di frasi copiaincollate da un altro documento, e che quindi non serve a un kaiser.
Lo sviluppatore parla con il progettista, il quale gli consiglia di parlare col PM, che solitamente gli invia via mail il numero telefonico del cliente. Poi lo sviluppatore sente l'utente, e inventa una soluzione. Poi modifica il documento di progettazione, e lo fa coincidere con quanto già fatto e funzionante.
E Juni si sente come il protagonista che corregge il passato "malriportato"...
PS sembra che oggi qualcosa sia cambiato: il progettista mi sta facendo correggere i documenti PRIMA dello sviluppo. così, se poi le cose non funzionano, mi dà la colpa della progettazione sbagliata?
A chi si è imbattuto recentemente in un articolo di repubblica sul professore negazionista della Sapienza, consiglierei di leggere anche questo, ma soprattutto la risposta del professore, che la trovate qua sotto. (dopo la poesia, ovviamente).
Prima di tutti vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi
e non c'era rimasto nessuno per protestare.
(Bertold Brecht)
Stavo ancora dormendo ed il telefono continuava a squillare. Ho avuto paura. Temevo per una mia anziana zia, l’unica sorella di mio padre rimasta ancora in vita. Era invece un amico che mi avvisava di aver sentito da una rassegna stampa che sarei finito in prima pagina su Repubblica e forse anche altrove. Io non ne so ancora nulla e non muterò le mie abitudini: non compro giornali all’edicola. Aspettavo ieri per la verità una telefonata da parte di un giornalista di Repubblica che però non vi è stata. Aveva trovato il mio cellulare su facebook (che mi sono affrettato a cancellare) e mi aveva chiamato ed io avevo risposto qualcosa ma senza poter approfondire. Gli ho dato il fisso dichiarandomi disponibile a rispondere a sue domande purché deontologicamente corrette e non mi facesse poi dire il contrario di quel che penso, come è successo un’altra volta con un giornalista, la cui disonestà resta per me esemplare e istruttiva.
Riguardo ai temi caldi, oggetto di possibile speculazione, preciso per comodità dei pigri o di chi non ha tempo per leggere le migliaia di pagine scritte su questo blog o non vuol seguire tutto il polverone preciso quanto segue in dieci punti costantemente rivisti e aggiornati.
1. Professionalmente parlando non sono uno storico revisionista, etc. etc. Non mi intendo e non mi occupo di camere a gas e cose simili. Naturalmente ho letto e vado leggendo libri a sostegno dell’una e dell’altra posizione. Sarei un timido se dicessi che una qualche opinione non me la vado formando, ma ribadisco che sono io il primo a non dare importanza ad una mia opinione che non è mai diventata posizione sul merito delle questioni. E quindi ben conoscendo la malafede dei miei detrattori rivendico il diritto a non rispondere sulle mie private opinioni, mentre invece mi batto con tutte le mie forze sulla posizione di vuol difendere il sacro principio della libertà di pensiero e di ricerca. Uso i termini “concetti” e “posizioni” nell’accezione di Carl Schmitt formulati e applicati nell’omonimo volume da me tradotto e prefato.
2. La mia posizione come cittadino e come studioso è che debbano avere tutta la loro vigenza costituzionale gli artt. 21 e 33 della costituzione, cioè: libertà di pensiero e libertà di ricerca. Nel mio monitoraggio mi è capitato di imbattermi in un parlamentare che diceva grosso modo “Purtroppo c’è l’art. 21 che...”. Ma mia posizione è: “Per fortuna che c’è ancora l’art. 21...”. Ma la libertà di pensiero è sempre più minacciata ed è di ieri una notizia che mette l’Italia agli ultimi posti nelle difesa di questa libertà che non deve essere confusa con la libertà di stampa.
3. Sono vivamente allarmato di vedere come questi articoli fondamentali per la nostra democrazia vengano sempre più elusi e disattesi. In Torino un docente di liceo è stato sottoposto a visita psichiatrica per aver osato criticare Israele a seguito di una domanda, forse fraudolenta, a lui posta da una sua allieva. In Roma un professore di liceo è stato sospeso a seguito di campagna di stampa abilmente orchestrata. Spedizioni punitive vengono fatte da squadracce che nulla hanno da invidiare ad altre squadracce di triste memoria. E si potrebbe continuare. Di quanto sta succedendo vado a fare monitoraggio ed ho di che essere preoccupato. Sui nostri politici in quanto custodi delle nostre libertà non vi è da fare nessun affidamento. Sono molto più interessati ai loro privilegi, alle loro prebende, che non alle libertà dei cittadini, di cui invece dispongono le potenti lobbies.
4. In paesi di antica civiltà come Germania e Francia si mandano in galera con estrema facilità persone di nulla responsabili che di avere le loro opinioni e le loro tesi, opinabili quanto si vuole, ma certamente non “reati” o “crimini in sé”, come taluni cattivi spiriti da me monitorati vorrebbero e pretenderebbero. Manco i cani stanno più tranquilli: si vada alla storia del cane Adolf narrata da Maurizio Blondet.
5. Io sono sì un docente ricercatore alla Sapienza – sono più fiero e orgoglioso della parte “ricercatore” che non di quella “docente –, ma qui in questa scrivania sono a casa mia. Più avanti a destra vi è una porta blindata che mi dovrebbe proteggere dall’esterno.
6. Poiché ho imparato a essere sospettoso, dico ai malpensanti che il programma dei miei corsi degli ultimi anni va dalla fine della prima guerra mondiale all’inizio della seconda. Spiego i contenuti del volume di Carl Schmitt, Posizioni e concetti in lotta con Weimar-Ginevra-Versailles 1933-1939, dove di “Olocausto” e simili non si tratta. Sconfinamenti causali riguardano altre opere di Schmitt da me tradotte e prefate, in particolare la Dottrina della costituzione, che è del 1928 e che sarà forse oggetto della mia occupazione didattica nel prossimo semestre. Tra gli ultimi argomenti trattati vi è stata la Tirannia dei valori nelle diverse edizioni apparse in italiano e confrontata con l’originale tedesco.
7. Sono sempre stato assolutamente ligio ai miei doveri universitari: ciò mi si chiede di fare o di non fare io faccio o non faccio, ma ho sempre saputo e sempre mi è stato detto che libertà di pensiero e di ricerca sono valori sacri per ogni studioso, grande o piccolo che sia, ma degno di questo nome. I miei pochi studenti sono liberi di frequentare i miei corsi. Non solo hanno piena libertà di intervenire e contraddirmi, ma sono sollecitati da me a farlo ed insegno loro anche le regole del corretto dibattito scientifico: ad argomento si risponde con argomento. Come “ricercatore” non rigorosamente tenuto alla “docenza” e sulla base dell’intricata normativa che non ha mai veramente disciplinato lo status di ricercatore, posso liberarmi della “docenza”. Per cui vi è una situazione ideale dove docenti e discenti si possono incontrare sulla libera scelta e accettazione reciproca. Un grande filosofo spagnolo, che mi onorava della sua amicizia, soleva dire e scrivere che l’autorità di un docente si basa sulla fiducia dei suoi studenti, non sul registro di classe e sul potere di dare voti. Mi dice un mio amico Avvocato, che ha letto l’articolo e me ne ha dato un parere legale, che vi sarebbe soltanto di censurabile un certo ad una sorta di incitamento alla violenza nei miei confronti a mezzo stampa. Ho già ricevuto qualche telefonata non proprio cortese, ma anche più numerose attestazioni di solidarietà per le quali ringrazio. Diffido pubblicamente chiunque a recarmi molestie di alcun genere. Intuisco la malafede altrui e forse le intenzioni. Io sono fiero di essere un Ricercatore e non mi piace chiamarmi Professore. Ma cionostante ho sempre goduto della stima e dell’affetto dei miei studenti, che non ho mai voluto fossero numerosi. Non avrei potuto curarli. Chi deve capire spero capisca.
8. In rete, ho trovato e trovo molte sciocchezze su Carl Schmitt. In ultime dette da un illustre accademico francese. Ho incominciato a farne la critica, ma distratto da altre cose ho poi trascurato un altro mio blog tematico: i Carl Schmitt Studien, dove tratto i temi e la letteratura schmittiana. Trovo però più utile e produttivo verificare la validità delle analisi di Carl Schmitt attraverso l’esame della contemporaneità che non attraverso lo sfoglio e la classificazione di una letteratura, certamente abbondante, ma spesso ripetitiva oltre che strumentalmente denigratoria. Già a suo tempo Carl Schmitt scriveva che la lettura di Bodin e di Hobbes lo aiutavano meglio a comprendere il presente che non gli scrittori contemporanei. Per non parlare poi dei giornalisti o degli ascari assoldati per scopi politici. In America vi è stato un indebito appropriamento del pensiero di Schmitt, che però è il nostro Machiavelli, certamente avente a cuore più di ogni altro la libertà dei nostri popoli d’Europa, da lui già presagita come obiettivo irrangiungibile negli scritti dal 1923 al 1939. Ho ripetutamente spiegato – come già possono sperimentare i lettori di questo post – che considera la scrittura sulla rete del tutto diversa dalla scrittura sulla carta stampa. Qui è un pensiero rigido e morto. Sulla rete, volendo, è un pensiero perennemente in formazione e revisione. Non credo che questa distinzione che mi sono sforzata di spiegare ad alcuni giornalisti sia compresa. Si adottano per la scrittura sulla rete le stesse rigidità della carta stampata e spesso la rete imita la carta stampata. Ho spiegato che per me non è così. Chi può vuoel conoscere il mio pensiero lo deve conoscere da me direttamente, non su bozze in costante elaborazione e di cui data la vastità spesso mi dimentico.
9. A differenza di molti miei colleghi, che ancora diffidano del mezzo, io mi servo di internet, in particolare, di un sistema di oltre 30 blogs fra loro collegati, dove ancora in forma di bozza e di ipotesi traccio pubblicamente le linee dei miei interessi teorici e delle mie ricerche. È come se fosse una bottega di lavoro aperta, dove chi lo desidera può curiosare. Ed è per questa via che sono oggi finito sulla prima pagina di Repubblica. Se si parli bene o male, non so. In pratica, per ogni nuovo interesse anziché pensare alla solita pubblicazione accademica, apro un nuovo blog, cui se del caso seguirà la carta stampata.
10. Io sono qui a disposizione di chiunque abbia argomenti da porre. Non considero ricevibili insulti, stupidaggini e tutto ciò che è perdita di tempo. Le critiche sono state da me sempre bene accette, quando però sono critiche. Spesso non lo sono... Sul piano del metodo scientifico e del dibattito franco ed onesto non mi sento inferiore a nessuno. Aspetto. Pubblico i commenti pubblicabili, ma avverto che potrò rispondere a tutti solo cumulativamente. In particolare avverto che l’articolo di Repubblica non è filologicamente affidabile e quindi lo disconosco interamente per ciò che vorrebbe far credere.
http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/10/mi-dicono-che-sono-in-prima-pagina-si.html
Al Direttore della Repubblica,
e p.c. Al Rettore Luigi Frati
Ho trovato nella vostra edizione di ieri 22 ottobre un articolo di tal Pasqua interamente a me dedicato. Trattasi di una totale alterazione e falsificazione del mio pensiero non perché le frasi riportate non possano essere a me riconducibili, ma perché trattasi di una collazione di frasi staccate dal loro contesto organico di migliaia e migliaia di pagine in continua elaborazione e modificazione. Il tutto deve essere inteso unitariamente se si vuole conoscere il mio pensiero. Stante la continua elaborazione e l’ingente mole di testi e di argomenti trattati, è però sempre necessaria la mia interpretazione autentica per chi ne voglia fare un uso esterno ai miei blogs: non ho autorizzato né estratti né manipolazioni. Simili metodi venivano usati dal Tribunale dell’Inquisizione per mandare sul rogo moltissime persone. In un certo senso vi ringrazio per avermi fatto intendere come mai prima d’ora la differenza abissale fra la libertà di stampa che è solo vostra (a mio danno) e la libertà di pensiero che è mia e di ogni comune cittadino, anche analfabeta. Non ho dunque che da sconfessare interamente il contenuto dell’articolo di Pasqua in quanto manipolato nel senso sopra detto.
Peraltro il Pasqua, che mi aveva inizialmente raggiunto sul cellulare, nel quale ho fornito spiegazioni essenziali da lui comunque non riportate nell’articolo, ha poi omesso di chiamarmi il giorno successivo sul mio telefono fisso, avendo io consentito di chiarirgli meglio quanto necessario e di seguito sinteticamente riportato.
Non mi occupo professionalmente e scientificamente di temi riguardanti i campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Come filosofo del diritto mi occupo invece dei temi attinenti la libertà di pensiero e di ricerca. Essendo a me noto che sui temi suddetti in paesi come Germania, Francia, Svizzera e spero non anche in Italia esiste una lunga detenzione penale per quelle che io ritengo mere opinioni o tesi o ipotesi di lavoro in quanto tali lecite e garantite non solo dalla nostra costituzione ma dalla dichiarazione universali dei diritti, io ho inteso scendere pubblicamente in campo per la strenua difesa di questi valori costituzionali che sento minacciati: libertà di pensiero e libertà di ricerca, che chiaramente suppongono un loro oggetto, che potrà essere mutevole nel tempo e che nel caso specifico riguarda i campi di concentramento, non oggetto di mia occupazione scientifica e professionale.
Questo e quanto: nulla di più e nulla di meno. Il resto è dettaglio e strumentalizzazione, alla quale credo il vostro giornale sia uso.
Antonio Caracciolo
- Filosofo del diritto
Antonio Caracciolo
http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/10/mi-dicono-che-sono-in-prima-pagina-si.html
Immagini esclusive in questo SCOOP di CANALE5: i calzini del giudice sono turchesi. Ora tutta l'Italia si arrovella nel dubbio: saranno in tinta con le mutande? Speriamo in un altro scoop Made in Mediaset...

Non so. Mi sento un po' un passeggero del Titanic. Voi no? Sarà per questa storia del Lodo Alfano, o forse perchè ci sputtanano un po' in tutta europa. Nel mondo. Nel Burkina Faso. Beh, nel Burkina Faso non so, ma penso di si. Cioè, ora possono prenderci in giro a noi che siamo nel G8 (o G9? ho perso il conto), e vuoi che non lo facciano? Ma dài, e quando gli ricapita? (Domani probabilmente).
Beh, ma non è questo il punto. Il fatto è che il sopracitato Lodo Alfano ha creato un po' di scompiglio, che poi è arrivato proprio due giorni dopo la condanna a pagare qualche milione di danni, che a sua volta è arrivata proprio dopo una qualsiasi figura di merda del nostro premier in campo internazionale (prendetene una qualsiasi, a vostra scelta). E così avanti, un anno e mezzo di vagonate di merda che piovono sul paese dove fioriscono i limoni.
E bon. Uno ci fa anche l'abitudine. Ma poi leggi notizie come questa, e dici "Ma guarda te! Che strano...", e subito dopo infatti arrivano le smentite, tipo il giorno dopo. Ma dopo un mese ne parlano ancora. E smentiscono ancora. E allora uno pensa un po' a come è andata a finire con Kakà (come rende benissimo l'idea Chinaski77), e ti sembra quasi di cominciare a sentire le pale dell'elicottero che cominciano a girare, qualcuno sta accendendo l'elicottero, qualcuno abbandona la nave che affonda, qualcuno ha una scialuppa.
Ma tu no. Tu vivi qua, non hai elicotteri o squadre da vendere per farti i soldi prima di lasciare il paese e l'unica cosa che ti resta è un appartamento in zona periferica con posto auto a rotazione e un mutuo a venticinque anni a tasso fisso e una macchina usata che però funziona ancora e speriamo che non si rompa che sennò ne devo comprare un'altra. E ti sembra di sentire un'orchestina che suona, e sembra che tutto va bene.
Ma il Titanic è una storia che non finisce bene.
Però magari son io che son pessimista, eh?
Intanto no. Intendo, il titolo non parla del presdelcons. Cioè, in realtà si, ma non gli sto dando del ladro. Non in questo post, almeno. Il titolo si riferisce al fatto che ho letto sul blog del Capo-Capone una citazione meravigliosa che non potevo non riportare ad imperitura memoria... Quindi la ladra sono io. Ma anche no perchè lo ammetto e -soprattutto- cito la fonte. Poi se volete processatemi, ma non credo che la miru mi denuncerà. Penso. Non so, ve lo saprò dire. Intanto ecco la citazione.
Voi qui mi accusate di tutto: "chi ha messo le pantofole nella lavastoviglie?",
"chi ha tirato un bastone contro il televisore?", "chi è caduto nella credenza?"
Abe Simpson in "Chi ha sparato al signor Burns?" (2ª parte), Stagione 7, Episodio 1
Dopo che Silvio Berlusconi è stato condannato a pagare 750 milioni e i suoi elettori si sono offerti di fare una colletta...
Dopo che il senatùr ha minacciato di portare qualche decina di pastori bergamaschi (non i cani, i padroni) in piazza a favore del Lodo Alfano...
Dopo che il pupazzetto che fa da capo dello stato firma qualsiasi carta straccia gli presentino, anzichè usarle per pulircisi il deretano...
Dopo aver sentito Ghedini affermare che "La legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione"...
Dopo che è stato bocciato alla corte costituzionale perchè, per l'appunto, incostituzionale...
Dopo aver sentito Alfano dire che "Berlusconi è stato eletto dal popolo, i magistrati non possono mettersi contro la volontà popolare" (senza nessuno che gli faccia notare che non ci sono plebisciti da tanto, da queste parti, e che comunque un presunto criminale deve essere processato) ieri sera a Porta a porta...
Dopo aver sentito Berlusconi insultare la Bindi perchè gli ha fatto notare che "mancate pressioni sui giudici da parte di Napolitano"(1) non è qualcosa di cui vantarsi...
Ecco, dopo tutto questo, sentirlo dire "Vedrete di che pasta sono fatto", vien quasi voglia di abbandonarsi alla tradizione popolare, tirare un attimo il fiato, alzare la testa per quel poco di orgoglio che ci rimane, e, con flemma inglese, pronunciare una frase che da queste parti va ancora per la maggiore: ma va in mona de tu' mare!
(la vignetta è liberamente presa dalla rete, e l'autore è Vauro)
(1): Questa è la frase che -secondo Repubblica- è stata pronunciata a Porta a Porta dal Presidente del Consiglio: "Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte".
Nota Bene: in questo post (ovviamente comunista, rosso, sinistroide, e anche un po' marxista-leninista e anarco-insurrezionalista) non è stata maltrattata alcuna tradizione popolare. giuro.