Oggi ero in ufficio. E ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.
[ok, e adesso abbandonate la voce di Rutger Hauer, ed entrate in modalità Fantozzi]
La ragioniera Juni, come ogni mattina della sua squallida esistenza, si recò sul posto di lavoro. Le segretarie, la vera casta dell'azienda privata, come ogni anno in periodo natalizio, erano impegnate ad addobbare il teutonico pino sintetico che svetta fiero nei pressi della sala riunioni. Le palline, rigorosamente rosse, vengono gelosamente custodite durante l'anno dalla segretaria di grado più elevato, e ogni dicembre vengono aggiornate. Scrupolosamente, ogni singolo gingillo viene analizzato, il nome del dipendente stampigliato sopra viene valutato, e in base all'anzianità ed al prestigio del candidato, viene scelta la posizione della pallina: più il collaboratore risulta valido agli occhi della dirigenza, più in alto il gingillo viene piazzato. Sulla cima dell'abete, brilla luminosa la stella cometa con il nome del proprietario dell'azienda, il Conte Serbelloni Mazzanti Viendalmare.
Praticamente impossibile rifiutare la propria presenza al buffet natalizio, i dipendenti sono costretti a partecipare alla lotteria palesemente truccata, dove solo i parenti stretti della dirigenza vincono i primi premi. Per tutti gli altri, il premio di consolazione che consiste in un panettone di chiara fabbricazione yugoslava, scaduto nel 1985, e reincartato da un'azienda consociata di proprietà del fratello del conte.
Va bene, scherzavo. Nell'ultima frase. Tutto il resto è vero.
...E la pallina col mio nome, è da sempre presente sui rami più bassi.
(Tutti i dipendenti ricordano ancora il giorno in cui un loro collega, ingrato, si licenziò, e la voce dell'amministratore delegato risuonò nei corridoi: "Togliete subito la pallina con il suo nome!".)
