Ogni tanto capita di fare una serata con M.
M è il mio migliore amico. Se sono triste e sono le undici di sera e lui è già sotto le coperte, anche se lo chiamo lui mi raggiunge, mi fa da baby-sitter, beviamo una birretta, mi fa ridere, e poi mi spedisce a casa. Quindi, se M mi chiede di accompagnarlo da qualche parte con la macchina, è ovvio che lo faccio con immenso piacere. Questo è capitato anche qualche settimana fa. Mi ha chiesto di accompagnarlo in un locale, dove c'era musica house. Benchè io non abbia molto feeling con i suoi gusti musicali, l'ho accompagnato e mi sono fermata a bere qualcosa.
Ora: il locale non era una discoteca, ma un bar. Non un piano bar. Non un bar tipo Cocktail, per dire (film orrendo e da dimenticare con Tom Cruise), ma proprio un bar di quelli che aprono alle sei di mattina per servire i caffè, e che chiudono alle otto di sera. Però addobbato per l'occasione: veli multicolori attorno al bancone e sulla console del dj (un tavolino. da bar, per l'appunto). Striscioline dorate che scendevano dal soffitto (attaccate con lo scotch), e che con le loro stelline d'oro facevano pensare più a rimasugli natalizi che a un rave improvvisato. E poi: il numero di presenti. Eravamo in una decina, compreso M, il (anzi, la) dj e il barista. Poi c'erano due amici di M, un ragazzo e una ragazza. Infine, gli Altri.
Gli Altri erano:
1. un ragazzo nero, alto. Camicia aperta fino all'ombelico, che lasciava scoperto un fisico asciutto e glabro. Pantaloni neri attillati. E i capelli lunghi frisèe. Parlava con il barista.
2. un ragazzo alto, biondo con gli occhi azzurri. Con cappello texano, stivali texani pitonati, cintura borchiata. Capelli lunghi. Con alcune treccine. Beveva al bancone.
3. un tipo sui quarant'anni. Più basso di me, nonostante le scarpe da ginnastica con suola zeppata. Capelli neri e corti con ciuffo biondo. Pantaloni di pelle aderenti neri. Camicia attillata bianca. Ballava avanti e indietro lungo il banco.
4. amica della dj. Parlava a voce alta con la dj. Poi si son menate un attimo, e alla fine è stata accompagnata alla porta. Dal nero frisèe.
Alcune domande mi passavano veloci per la testolina (tipo M è forse gay e non avendo il coraggio di dirmelo mi ha messo davanti al fatto compiuto?). Decido di andare in bagno, non tanto per necessità, quanto per riposare i timpani. Appena entro vedo il tipo texano. Mi sorride, mentre dondola i piedi (è seduto. NEL lavandino.). Mi dice "Hallo!", pronunciando la parola esattamente come è scritta. "Ciao", faccio io, "uhm, senti, non è che il bagno è libero?"...
Tipo Texano: "Oh, non saprei. Ma credo sia libero." Provo ad entrare. Alcune voci (uomini + donne) rispondono in coro "OCCUPATO!". Poi risolini, mentre rimango in attesa imbarazzata col mio nuovo amico. Mi ricordo di averlo già visto in giro. In effetti, un tipo così bizzarro non passa inosservato. Mi ritorna in mente di averlo forse visto, qualche mese prima, al compleanno dell'amico sporadico. Anche se quel giorno non aveva il cappello texano ma due codine tipo PipiCalzelunghe. "Senti", gli chiedo, "ma tu per caso ti chiami L?" [Loso, loso, non devo essere io ad attaccare bottone con questi pazzi, ma a volte è più forte di me]... "Si", risponde "Ci conosciamo?" [Beh, sarà anche pazzo ma ha una certa logica coerente: riesce a mettere insieme due frasi]... "Si". Poi gli spiego "Ci siamo presentati un paio di mesi fa alla festa di A". Lui fa la faccia perplessa "Di chi???". Beh, magari lo conosce con il nome vero e non con il soprannome "Ma si, sai... A, quel ragazzo alto, biondo... Porta sempre un panciotto..." e bla bla bla, mentre tento di descriverlo. Lui fa una faccia strana. "No, guarda, non lo conosco, mi dispiace..." Com'è che la figura della pazza poi la faccio sempre io? Ma fortunatamente poi corregge il tiro "...però forse qualcuno mi aveva portato a quella festa, sai, mi capita sempre così...." Appena finisce la frase, si apre la porta del bagno. Ne escono due tizi e due tipe. Una si sta ancora abbottonando i jeans. Ho paura ad entrare là dentro. Quindi chiedo al mio nuovo amico se vuole entrare lui "Vai tu?". E la risposta "Non sia mai, prima la signora. E comunque, ero qua solo per fumare". Spegne la sigaretta (solo tabacco?) ed esce.
Appena esco il barista mi mette in mano una birra. "Offre L", si giustifica. Ringrazio il mio nuovo amico. Che fuma al bancone. Poi mi fa l'occhiolino, esce, e se ne va col ragazzo nero.
Noto che sono entrati altri ragazzi, un gruppetto di cinque, sei persone. Mi accingo a raccontare queste strane vicende a M, quando uno di questi mi si avvicina e mi fa "Ciao!". Lo fisso, io mio sguardo deve essere un unico, immenso punto di domanda. "Non ti ricordi?", indaga. Un modo per rimorchiare? Però sembra sincero... "Hu-hu. Mmmmmmno, non ricordo, scusa...". "Eh, mai non ti ricordi di me..." Ma chi è? Che vuole? Non l'ho mai visto! "Forse perchè non ci siamo mai visti..." azzardo. "Ma come no! Tu sei Juni, e sei l'amica di S&P, vero?". Oh, cazzo! Allora lo conosco si! "ehmmmsi..." ammetto timidamente... "e tu chi sei?" chiedo spudorata. "Se non ti ricordi non te lo dico." Sorride e se ne va. Non so ancora chi sia.
