Provate a immaginare una costruzione in cui possono stare circa 10.000 persone. No, non è uno stadio nè alcun altro tipo di struttura sportiva. Ha una forma più quadrata. Ci siete? Ok. Ora, nella vostra mente, provate a immaginare questa costruzione come un insieme di stanze, un dedalo di corridoio, una miriade di atrii, infinità di porte girevoli e percorsi sbarrati da pesanti porte anti-incendio. Ci siamo, si? Ok, questa è l'Univeristà di Trieste. Costruita negli anni '20 in tipico stile fascista, è stata più volte ampliata, creando un vero e proprio quartiere, dove gli edifici sono collegati da stradine asfaltate se va bene, da corridoi sotterranei se va male (perchè non li troverete mai). Un meltin' pot di stili architettonici, dalla facoltà di fisica (palazzo anni '60 dipinto in un lilla smorto) a quella di architettura (piramidale) chiamata simpaticamente "tutankamen" dagli studenti.
Ricordo che il primo giorno ci misi mezz'ora solo per trovare la segreteria studenti (prima porta a sinistra entrando dall'ingresso principale). Il problema è che ci sono DUE ingressi principali, uno che porta alla facoltà di giurisprudenza e uno a quella di economia. E la prima porta a sinistra è, effettivamente, FUORI dall'ingresso vero e proprio.
Poi, è necessario trovare l'elimina-code. Dove, una volta trovato, si scopre che per ogni facoltà c'è una fila diversa, e quindi bisogna prendere il bigliettino giusto. Guadagnata faticosamente anche la prenotazione, noterete che la segreteria è ancora chiusa, guarderete basiti l'ora, e scoprirete, da un ridicolo avviso scritto con un pennarello verde fosforescente (esaurito, pertanto praticamente illeggibile), che in effetti, si, potete prenotarvi dalle otto e mezza alle nove e mezza, ma che la segreteria apre appena alle nove, quindi, poichè sono le otto e quaranta, potete anche andare a bervi un caffè. Se trovate il bar, ovviamente. [La prima volta consiglio di non cercarlo neppure. Impieghereste una quarantina di minuti a trovarlo, un quarto d'ora per prendere la consumazione e, ritornati alla segreteria, scoprire che il vostro turno è ormai passato. E sono passate anche le nove e mezza, quindi niente bigliettino elimina-code fino alla mattina successiva.]
Poichè la calca di studenti che ogni mattina invade la segreteria è più simile a una fila per la questua negli anni di carestia, Juni oggi ha deciso di essere lì alle otto e trenta, costi quel che costi, per prendere uno dei primi fatidici bigliettino-prenotazione.
Alle 8.33 Juni è ancora in macchina.
Alle 8.37 arriva in zona Università. Le macchine sono parcheggiate praticamente fino a Basovizza (12 km). Appena trova un buco, Juni parcheggia. Alle 8.39 esce dalla macchina parcheggiata per metà in mezzo alla strada, rovescia involontariamente il contenuto della borsetta in mezzo alla strada, fa fermare un camion che stava per schiacciarle il labbello gusto frutto della passione e si incammina di buona lena verso l'università.
Juni varca l'ingresso alle 8.55, dopo aver visto almeno una cinquantina di posti liberi DAVANTI all'ingresso (#!@##), e già è depressa perchè sa che dovrà stare là fino a mezzogiorno. Vediamo un po' che lettera deve prendere per la facoltà di storia... La "L"... va al distibutore di prenotazioni... "Elle, elle.... " La "L" è bloccata con un nastro adesivo... "Ma certo!" Le torna in mente che la segreteria di lettere e filosofia è nel seminterrato... Quindi porta, scale, porta anti-incendio, porta girevole, atrio, corridoio, porta e poi dovrebbe esserci la fila... Juni rimane a bocca aperta. Davanti a lei due persone. Due.
Chi l'ha detto che i miracoli non esistono?
